CHIESA – IL DIBATTITO DOPO LA LETTERA DEI PRETI CONTRO IL VESCOVO – “Il gregge c’è, ma il pastore è distratto” “No, è la fede che non sta benissimo”

Angelo Mazzucchi

Di fronte al protrarsi di una situazione difficile alcuni preti contestano il Vescovo, sono preti che vivono a contatto con le gente, ne colgono gli umori e sentono di dover fare qualche cosa fuori dagli schemi e checchè ne pensi il Sig. Giovanni Cominelli hanno fatto benissimo. Il Sig. Cominelli interviene sulla lettera dei preti in modo sgangherato ed arrogante: questi preti sono vili, si nascondono dietro l’anonimato, sono ignoranti con basso livello culturale che non analizzano e non propongono nulla; questa reazione scomposta cela, senza riuscirci, il disappunto di chi non ammette critiche e non sa o non vuole fare un accurato esame di coscienza: in altri tempi il Cominelli li avrebbe messi al rogo previo soggiorno presso la “santa” inquisizione. Non ci saranno tutte le virgole al posto giusto,  ma il concetto espresso è semplice: il Vescovo se ne deve andare perchè la Diocesi va male, a cominciare dalla mancanza di vocazioni (sette defezioni di altrettanti studenti di teologia non sono cosa da poco) e la gestione economica preoccupa.

Cominelli prende atto della continua e progressiva perdita di terreno della Chiesa, ne fa una disamina elaborata ma totalmente sbagliata: la crisi è della Chiesa ma non della fede in Dio, la gente non va a messa e disattende le   indicazioni della Chiesa (l’immigrazione ed il consenso a Salvini da parte dei cattolici ne è l’emblema) perchè la sua credibilità è crollata vertiginosamente a seguito di una sua manifesta e non più accettabile incoerenza nei comportamenti. I cattolici non si reputano uomini sapiens, non si sono insuperbiti e che cosa c’entri poi la globalizzazione è incomprensibile.

Sempre più cattolici invece si chiedono come faccia la Chiesa ad essere ricchissima fondando da sempre il proprio credo su principi di povertà; in effetti coniugare teologia finanza ed affari è un esercizio difficile, si perde pure una barca di soldi (e non è la barca di Pietro) alla roulette della borsa nel tentativo di acquisire potere, insomma si dà la sensazione che la predicazione del Vangelo sia complementare e secondaria rispetto agli affari. Le pecorelle non si perdono affatto, non credono più nella capacità di un pastore distratto da altri interessi, sono deluse e cercano la retta via da sole. Matteo nel suo Vangelo ha ricordato un insegnamento scomodo per la Chiesa e da lei ampiamente disatteso: se vuoi essere perfetto lascia i tuoi beni ai poveri e seguimi. Personalmente sono lontanissimo dalla perfezione ma almeno non salgo sui pulpiti. Che alcuni preti “osino” criticare è un buon segnale.

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Giovanni Cominelli

Vorrei segnalare al sig. Angelo Mazzucchi che in questa vicenda della lettera anonima io non sono parte in causa, sono un osservatore socio-politico estraneo alle parti. Mi fermo sulla soglia delle questioni di fede, non essendo io competente ad oltrepassarla. Il mio punto di vista è quello di un laico interessato al destino della Chiesa, per il peso che essa esercita sui processi di formazione dell’etica pubblica e, pertanto, sulla costituzione della società civile.

Ed è proprio a partire dall’attenzione all’etica pubblica, che trovo particolarmente incivile e immorale il ricorso al metodo delle lettere anonime. E’, come noto, il metodo delle mafie. E’ certamente “fuori dagli schemi”. Sì, fuori dagli schemi di una società civile aperta, laica, nella quale, se uno vuole contribuire al dibattito pubblico – quale che sia il suo oggetto: fede, politica, sport ecc… – lo fa esponendosi in prima persona. La lettera anonima è, invece, perfettamente “dentro gli schemi” della società modellata da Facebook, nella quale uno può raccontare il falso, diffondere calunnie e odio e stare al riparo di un profilo inventato….

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