CASTIONE – LA STORIA – Abele Caffi, chirurgo in pensione, volontario in Calabria nell’ospedale Covid di Emergency

Ci sono professioni che prima di essere un lavoro sono una vocazione. Ci sono persone che lavorano con il cuore prima ancora che con le mani e la testa. E proprio per questo ci sono chiamate a cui rispondere presente. Anche quando il lavoro potresti averlo già dimenticato perché sei in pensione da tempo.

Abele Caffi ha 70 anni compiuti. Una carriera trascorsa negli ospedali. Chirurgo ortopedico prima a San Giovanni Bianco, poi a Clusone e Piario. E ormai da sei anni è in pensione. Nella sua Castione si gode le montagne tanto amate. Ma è sempre pronto anche a partire. L’ha fatto diverse volte. L’ultima è stata poche settimane fa. A inizio dicembre arriva la chiamata di Emergency. La destinazione è la Calabria, che stava trascorrendo i suoi giorni di inferno per la pandemia di Covid.

“Io ero già in contatto con Emergency, avevo dato il mio nome per andare in Afghanistan. Poi quello non ero più riuscito a farlo, ma hanno sempre tenuto il mio nome, dicendomi che in caso ci fosse stato bisogno mi avrebbero chiamato”. Il dottor Caffi racconta con un tono di voce pacato e tranquillo. Quello di chi è sempre pronto a scendere in campo per gli altri ma non si autodefinirebbe mai un eroe.

“Avevo il contatto con il capo dei chirurghi, il quale mi ha contatto per chiedermi di andare in Calabria e aiutare la sanità locale. Io ho dato subito la mia disponibilità. Il 2 dicembre mi hanno chiamato e mi hanno detto: ‘Prepara i tuoi due stracci, il 4 dicembre hai il volo che parte da Bergamo per Crotone’. E così è stato”.

L’arrivo in Calabria. Gli esami. E subito l’inizio del lavoro. “Siamo andati all’ospedale provinciale di Crotone, ci hanno mostrato un’ala al piano terra, quello che era l’ex pronto soccorso, che hanno dato come base a noi di Eemergency per i malati Covid. Avevamo una ventina di posti letto, ci siamo occupati soprattutto di casi medio-bassa intensità come gravità della malattia. Abbiamo dovuto organizzare anche tutti gli aspetti pratici, come le entrate ed uscite, il vestiario, per avere tutto il necessario”.

Praticamente un reparto d’ospedale da costruire da zero in poco tempo. “Il reparto aveva solo i letti, al resto abbiamo pensato a tutto noi… Oltre tutto, l’abbiamo fatto non avendo noi tanti materiali, quindi spesso siamo dovuti andare a comprare quello che serviva. Avevamo i contatti per i farmaci e i materiali con l’ospedale, dove abbiamo trovato personale molto disponibile. Sono brave persone, ma purtroppo non avevano a disposizione i mezzi e l’organizzazione per affrontare l’epidemia. Puoi essere bravo ma se non hai i mezzi per lavorare è difficile…”…

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