CASTIONE E COSTA VOLPINO – Magre da morire, Elisa e Maria, l’anoressia nelle nostre valli

Maria e l’anoressia: “Mangiavo
e vomitavo, cosi per anni…”

I conflitti con mamma, il papà che se ne è andato, quei continui ricoveri e ora la rinascita…

Maria Zucca arriva in redazione accompagnata da mamma Regina, maglietta e pantaloncini neri, abbronzata, sorride ma è un sorriso che a volte si fa malinconico.

In mano due grossi quaderni, dove ha annotato e annota il suo viaggio verso l’uscita di un tunnel lungo, faticoso, tosto. Fuori dal tunnel dell’anoressia: “Non sapevo di avere questa malattia – comincia Maria, 32 anni da Castione – soffrivo senza rendermene conto, la mia sofferenza è cominciata ai tempi dell’adolescenza, facevo sempre domande a mia madre, le chiedevo perché mio padre mi aveva abbandonato a 17 mesi, volevo sapere perché”.

Maria figlia unica, cresce con i nonni e mamma Regina: “Poi a 15 anni mio nonno Santo mi muore praticamente in braccio, infarto, ero legatissima a lui, i miei problemi sono nati tutti lì. Viveva con noi, la nonna era morta qualche anno prima”.

Maria comincia a non mangiare, non parlava con nessuno, la scuola l’aveva lasciata a 13 anni, subito dopo il diploma di terza media: “Lavoravo come barista a Castione”. Maria non mangia oppure mangia e vomita per ore, a 24 anni pesa 36 chili, mamma Regina le sta vicina ma è un incubo: “Maria – racconta Regina – aveva reazioni violente, spaccava tutto, si chiudeva in bagno, si metteva un cucchiaio in bocca e vomitava per ore”.

Un incubo durato anni. “Poi un giorno  – continua Maria – mi sono decisa e sono andata dal mio medico, mi ha prescritto esami e accertamenti e da quegli accertamenti sono stata ricoverata in psichiatria ad Alzano”.

Maria aveva 30 anni: “Stavo rischiando la vita e non me ne ero accorta”. “Aveva reazioni border line – continua mamma Regina – non riusciva a controllarsi, spaccava tutto quello che trovava, non riuscivo più a gestirla”.

Da Alzano Maria viene indirizzata in una clinica privata per curare la bulimia nervosa e l’anoressia: “Comincio ad affrontare un percorso di ricovero che all’inizio faticavo ad accettare, avevo paura di affrontare i miei anni di sofferenza, quasi che volessi tenermi tutto dentro, come fosse un circolo vizioso da cui non volevo uscire, non volevo curarmi, come se fosse quello il mio mondo. Ma poi ho accettato, ho capito che dovevo accettarlo. Sono rimasta tre mesi in clinica, poi ho continuato per due anni questo percorso in day hospital, sono seguita da un’equipe medica, da alcuni educatori, mi hanno aiutato molto. All’inizio si sente dentro qualcosa di forte, quasi non volessi farmi aiutare, ma poi a poco poco capisci che si può rinascere, che si può tornare alla vita, che non si è soli in questo percorso”.

Maria e Regina si guardano, sono stati anni davvero bui, sole in mezzo allo tsunami della bulimia e dell’anoressia: “Io le stavo vicina – racconta Regina – ho rinunciato a tutto per lei, ma sono contenta di averlo fatto però è stata ed è ancora dura, perché Maria va seguita, ricordo Natali bruttissimi, io e lei sole in casa e lei chiusa in camera che non voleva mangiare, non voleva vedere nessuno, ricordo quando spaccava tutto, quando piangeva, quando stava male, quando non sapevo più cosa fare”.

Maria non ha mai smesso di lavorare, nemmeno nel periodo più duro: “Fare la barista mi ha aiutata, stare con la gente mi fa star meglio”. …

COSTA VOLPINO

Elisa, il bullismo, l’anoressia e la rinascita

“Volevo dimagrire per sparire, la mia vita era inutile. Quella notte in ospedale sentivo che era finita, ma la fede…”

Ci sono storie, come quella che stiamo per raccontare, che attendono di scrivere il loro lieto fine. Una storia che intreccia lacrime e sorrisi, gioie e delusioni, amore e odio, paura e speranza, progetti e sogni che, finalmente, sono più vicini. Una storia che parte da lontano. La protagonista si chiama Elisa Corradi. 22 anni. La voce squillante e carica di emozione, Elisa è un fiume in piena, le sue parole sono forti, spesso dure da mandare giù e riempiono un silenzio che altrimenti sarebbe assordante. Troppo.

Sono felice di poter raccontare cosa mi è successo, non ne parla mai nessuno, ma questo è un cancro dell’anima, è una malattia che ti rovina la vita e se attraverso le mie parole posso aiutare qualcuno o farlo sentire meglio, beh, io ne sono felice”.

Felice. Sì, perché adesso Elisa è felice, serena, come ogni ragazza della sua età dovrebbe essere. Solo che la felicità è un traguardo che non è stato facile da acchiappare al volo. Insieme a Elisa, nella loro casa di Volpino (lei è originaria di Pian Camuno), c’è Cristiano, che ascolta ogni sua parola e la accompagna con un sorriso pieno d’amore. Ma a questo ci arriveremo più in là. Riavvolgiamo il nastro, torniamo al principio. Storie di bullismo, bulimia, anoressia. Di vite che si chiudono a guscio, dove il mondo è buio, dove la luce la trovi nell’amore, forse quando non te ne rendi conto. La storia di Elisa inizia alla scuola materna… “Ero una bambina come tutte le altre, sana, normale, ho sempre amato il cibo, mangiare mi rendeva davvero felice. Ma la situazione a casa era pesante, io ero piccola, vedevo i miei genitori che litigavano e quando sono andata all’asilo cercavo degli amici a tutti i costi. Ero solare, ma ero cresciuta troppo in fretta e probabilmente il mio modo di fare invece di avvicinare le persone, le allontanava… io avevo soltanto voglia di essere normale e invece mi hanno isolato. I compagni dell’asilo sono diventati anche quelli delle elementari e poi quelli delle medie, quindi la situazione non è andata di certo migliorando, anzi ho vissuto quegli anni come un vero e proprio incubo, era un odio che aumentava ogni giorno di più. Ero alta un metro e sessanta ed ero arrivata a pesare 73 chili e questo non ha certamente giovato, perché hanno iniziato a prendermi in giro anche per il mio aspetto fisico, e io non avevo la forza per controbattere agli insulti, non riuscivo a dimostrare quello che ero veramente e così mi sono chiusa del tutto”….

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