BERGAMO-VAL SERIANA – QUELLA LETTERA DAL CARCERE DI PAOLO, EX ALBERGATORE DI VALCANALE – “Datemi una seconda possibilità, voglio tornare ad abbracciare i miei tre figli”

In redazione arrivano tante lettere, gente che si racconta, che si lamenta o che è felice. E con le parole messe su carta i propri sentimenti si amplificano e toccano magari corde che in altri modi non sarebbe possibile raggiungere. L’altro giorno, ho aperto una di queste buste, dentro quattro pagine a quadretti scritte fitte fitte in stampatello, al momento non ho fatto caso all’indirizzo, ho letto le prime due righe e la frase giornalista interista mi ha fatto capire che era una lettera indirizzata a me. Guardo in fondo, la lettera arriva dal carcere di Bergamo. E la firma mi ha fatto venire un tuffo al cuore, perché chi l’ha scritta è una persona che conosco, sempre per ragioni calcistiche, gli sfottò sui social ogni lunedì dopo le partite, lui juventino e io interista, non ci siamo mai visti ma ci siamo presi per i fondelli per anni, quasi ogni settimana, poi da luglio più nulla, Paolo era sparito dai social, adesso ho capito perché. Non voglio giustificare nessuno e comunque nemmeno lui si giustifica in questa lettera. Cerca una seconda possibilità e io mi auguro che qualcuno gliela dia e si fidi di lui, perché io ho visto le sue foto con i suoi bimbi, il suo amore per loro e per la vita, quella voglia a volte troppo esuberante di spaccare il mondo per poi magari finire ko come adesso, ma non è un ko definitivo, è solo un ko tecnico temporaneo, dove ci si rialza, ci si deve rialzare. Ecco, leggete questa lettera, che arriva dal carcere di Bergamo, a scriverla è Paolo Cappellini, che gestiva l’albergo Concorde a Valcanale, Ardesio.

LA LETTERA

“Non sono reati gravi e non sono un delinquente.

Ho solo peccato di superficialità e stupidità”.

 

Bergamo 10/10/2021

Spett.le redazione Araberara

alla cortese att.ne della giornalista più adorabile e interista che io conosca…

Buongiorno a tutti, vi scrivo questa lettera, dal carcere di Bergamo, in una noiosa domenica, di un malinconico ottobre.

Mi presento, sono Paolo Cappellini di Clusone. Molti di voi mi conoscono come il Kappe.

Fino a pochi mesi fa, gestivo l’albergo concorde di Valcanale.

Fino a quando una brutta sera, era il primo luglio, venivo arrestato dai carabinieri, davanti ai miei figli, a casa mia. La motivazione era un cumulo di vecchie pene, risalenti a molti anni fa, che grazie ad un concatenarsi di eventi e per l’incapacità del legale che avevo in quel periodo, ora mi ritrovo qui.

Specifico che non sono reati gravi e che io non sono un delinquente. Ho solo peccato di superficialità e stupidità.

Nel mio passato, ho fatto diversi errori, stili di vita errati, ricerca sfrenata del lusso, poco rispetto delle persone.

Quindi non mi ritengo una vittima innocente. Ho sbagliato e sto pagando. Forse pagando più del dovuto. Ma ammetto le mie colpe. La bella vita, la paghi prima o poi. Il paradosso è che il conto da pagare, è arrivato dopo molti anni, quando mai cambiato vita, voltato pagina da un bel po’, quando decidi di essere imprenditore e soprattutto padre.

Quando pensi di esserti lasciato tutto alle spalle e solo due anni fa, avevo deciso di fare del bene alle persone e, di mettere a disposizione gratis ad ATS Bergamo, il mio albergo, all’ora chiuso, ai convalescenti di covid. La vita va così, cerchi di dare un senso alla vita, renderti utile al prossimo, essere un bravo papà, combattere contro il covid, contro la crisi, contro decisioni del passato sbagliate, insomma contro tutto e tutti.

E quando pensi che il peggio sia passato, che questo brutto 2021 sia stato sconfitto.

Ti ritrovi con la vita a pezzi in carcere. Entri in un mondo che non è il tuo, che mai avresti pensato di farne parte. Un mondo che fa paura, che ti svuota dentro, ti devasta, ti terrorizza.

Cambi dentro e fuori. Nei primi periodi pensi di non farcela, piangi tutto il giorno, vedi cose orribili. Devi combattere ogni santo giorno per sopravvivere.

Il carcere è come una piccola città, dove sei solo, isolato dal resto del mondo.

Spesso i parenti ti ignorano, sono arrabbiati con te, ti considerano una brutta persona, non ti sostengono, ti abbandonano. Quindi sei veramente solo.

Qui hai il tempo di pensare e ripensare, ripercorrere ogni momento della tua vita, capisci il perché degli errori fatti, se sei umile, hai anche modo di pentirti e fare tesoro delle cose brutte che hai fatto. Col tempo, qui scopri che ogni piccola cosa, può essere un gran gesto di solidarietà, perché ci sono persone che non hanno nulla, ma nulla veramente qui…

Ma bisogna anche guardarsi sempre le spalle, perché siamo in prigione.

Non bisogna mai scordarlo. Ora arrivo al perché ho scritto questa lettera qui su Araberara: ora ho la possibilità di uscire dopo 101 giorni di carcere, grazie ad un’istanza, che richiede di avere casa e lavoro. Cerco l’aiuto di qualcuno di voi per ottenere un lavoro, un lavoro a tempo indeterminato (il tribunale vuole così), un lavoro dignitoso, serio.

Purtroppo al momento, finchè non trovo soluzioni, il mio lavoro di albergatore a Valcanale, non posso più svolgerlo perché essendo stato arrestato, ho perso i requisiti morali, voluti dalla strana legge antimafia. Quindi mi hanno revocato la licenza al momento. Non mi ritengo un delinquente o una cattiva persona, sia chiaro.

I reati che ho fatto non sono gravi e sono frutto di un’attività lavorativa fatta con superficialità.

Ho una gran voglia di riscattarmi, di dimostrare a me stesso, ai miei figli e al mondo, che non sono la persona che ha una pessima fama in alta valle Seriana.

Credo di essere a 50 anni, una persona che vale, che di me ci si possa fidare.

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