BergAMO ripARTE – LA LETTERA AL PAPA DI SCRITTORI, REGISTI, ATTORI, CANTAUTORI, PITTORI… Caro Papa Francesco, grazie per aver ricordato noi che cerchiamo di indicare la strada della bellezza

Ecco la lettera scritta dallo scrittore Sandro Veronesi a Papa Francesco, a nome di un gruppo di artisti italiani e apparsa sul Corriere della Sera del 27 aprile, in cui si esprime il ringraziamento e lo stupore per il suo ricordo nella preghiera durante la liturgia mattutina a Santa Marta.

Segue un commento di Don Giuliano Zanchi.

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“Caro Francesco, Santo Padre, ti scrivo per rappresentarti la commozione di tanti miei amici artisti per la preghiera con la quale, lunedì mattina, prima della messa delle sette, li hai rammentati. Ma come? Proprio il Papa ci raccomanda a Dio, dopo che per secoli la Chiesa ha imposto agli artisti la sepoltura fuori dalle mura, cioè fuori dalla terra consacrata, insieme con i suicidi e i non cattolici?

Proprio lui si è ricordato di noi, si è preoccupato per noi, ha pregato per noi? Non riuscivano a crederci, capito? Si erano già abituati al fatto che in questo momento nessuno abbia un pensiero per loro, e anzi emerga, come sempre nei tempi di restrizioni, quell’avversione piccolo-borghese nei confronti degli irregolari.

Ne è nato un gran subbuglio, caro Francesco, perché i miei amici artisti hanno desiderato fin da subito farti toccare la loro gratitudine, e sono per lo più attori, commedianti, parecchio sanguigni e inclini alla teatralità ma anche, purtroppo, quasi tutti pazzi, ignoranti, arruffoni, sfacciati, litigiosi, insolenti, maleducati, viziosi, incapaci di comunicare degnamente un proprio stato d’animo se non per il tramite di un grande poeta che metta loro in bocca, una a una, le parole.

Allora diventano delicati, immensi, sublimi — ma stavolta non avevano Shakespeare sotto mano, non avevano Eduardo, Molière, Cechov o Pirandello: avevano solo me, e questa è la ragione per cui tanto indegnamente ti sto scrivendo. Però, anche se ti sto scrivendo per conto degli amici che mi hanno chiesto di farlo, e cioè Picchio, Sergio, Margherita, Rosario, Carlo, Carla, Rocco, Leonardo, Alfredo, Marco, Fabrizia, Roberto, Diego, Stefano, Ferzan, Giovanni, Valeria, Valerio, Giuliano, Alessandro, Anna, Gabriele, Francesco, la tua preghiera di lunedì, così semplice, così universale, autorizza a credere che anche tutti gli altri artisti del mondo siano in questo momento colmi di riconoscenza nei tuoi confronti, compresi quelli che vivono in Paesi i cui governi abbiano dato segno di avere a cuore, tra le tante, anche le loro tribolazioni.

E non solo: sempre per il tramite dei miei amici, sono a rappresentarti la riconoscenza anche dei loro amici invisibili, i comprimari, gli assistenti, i tecnici, i lavoratori in genere che danno il loro necessario contributo affinché gli artisti possano indicare, come tu hai detto, la strada per la bellezza.

E questi sono tanti, caro Francesco, e tu lo sai — migliaia, e non hanno la minima idea di quando potranno tornare a lavorare. Tribolano, e più sono invisibili più tribolano, e i miei amici mi hanno pregato di ringraziarti anche da parte loro.

Ce n’è poi uno, tra questi amici, Mimmo, che mi ha chiesto di allegare a questa lettera anche un suo piccolo omaggio.

È il ritratto di un altro amico — amico tuo, certo, soprattutto, ma anche nostro, amico di tutti —, che da venti secoli indica la strada della salvezza, raffigurato nella postura che lo ha reso così amato, potente e necessario.

Ecco, caro Francesco, ho compiuto il mio dovere. Permettimi ora di unirmi ai miei amici nel ringraziamento e soprattutto nel saluto finale, che ripesco proprio da quel repertorio di bellezza e genialità che deve tornare al più presto ad arricchirsi: ed è anche il modo di porgerti il mio rispetto dopo essermi rivolto a te con un tono così sfrontatamente confidenziale.

«Ti salutiamo con la nostra faccia sotto i tuoi piedi, senza chiederti nemmeno di stare fermo. Puoi muoverti quanto ti pare e piace, e noi zitti, sotto».

Cordialmente,

Gli amici artisti che in rappresentanza dei lavoratori dello spettacolo hanno chiesto a Sandro Veronesi di scrivere la lettera al Santo Padre sono: Diego Abatantuono, Stefano Accorsi, Roberto Andò, Alfredo Balsamo, Marco Balsamo, Margherita Buy, Carla Cavalluzzi, Francesco De Gregori, Pierfrancesco «Picchio» Favino, Anna Ferzetti, Giuseppe Fiorello, Rosario Fiorello, Alessandro Haber, Valerio Mastandrea, Ferzan Ozpetek, Mimmo Paladino, Rocco Papaleo, Leonardo Pieraccioni, Fabrizia Pompilio, Sergio Rubini, Gabriele Salvatores, Giuliano Sangiorgi, Valeria Solarino, Carlo Verdone, Giovanni Veronesi.

IL COMMENTO

Dalla lettera del Papa agli artisti

alla risposta degli artisti al Papa

Il genere letterario della Lettera del Papa agli artisti deve la sua popolarità al famoso discorso di Paolo VI tenuto nell’emblematico scenario della Cappella Sistina il 7 maggio 1964. Non era il primo pontefice a prendere una simile iniziativa, ma quella occasione, per via del particolare momento storico e anche per la sensibilità di papa Montini, ha assunto un significato a suo modo epocale, da allora citato con regolarità con la reputazione che si riserva a un atto fondativo.

Acquisita la natura di autentico evento, quel discorso ha generato un precedente che ogni suo successore si è sentito in dovere di rinnovare. Tra i pontefici succeduti al “papa degli artisti” per antonomasia, Francesco sembra quello che meno di tutti nutra particolari interessi per le arti, più incline a orientare le sue passioni apostoliche verso altre preoccupazioni, soprattutto di portata sociale, cosa che gli costa la riprovazione di molti.

Eppure gli sono bastate poche parole, molto semplici e dette al momento giusto, pronunciate nel contesto della consueta liturgia quotidiana a Santa Marta, per suscitare con una spontaneità inedita il controgenere della Risposta degli artisti al Papa, pubblicata sul Corriere della Sera del 27 aprile.

Essa arriva tramite una lettera che alcuni “amici artisti” hanno affidato a un latore prescelto e incaricato di mettere per scritto la loro emozionata meraviglia per una citazione tanto naturale quanto straordinaria. Questo improvvisato ambasciatore, che è il noto scrittore Sandro Veronesi, fratello del regista Giovanni, ha redatto un breve messaggio che ha soprattutto il merito di evitare quella tronfia retorica di cui spesso si ammantano molti discorsi sull’arte, per affidarsi a una schiettezza colloquiale che ha nei sui toni sobri il sigillo migliore della sincerità.

Sarà che, come si scopre desumendo dai nomi di battesimo elencati nella lettera, si tratta soprattutto…

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