BERGAMO – Dentro la mensa dei poveri: “120 pasti al giorno, la gente che dona, la paura, la solitudine, il Natale da soli, sono persone non scarti…”

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Fra Riccardo Corti è appena arrivato in mensa, alla sua mensa, la mensa dei ‘poveri’ qui nel convento dei frati cappuccini, ma a lui la parola poveri non piace molto ‘qui ci sono persone’, già, volti, corpi, anime in attesa di un pasto caldo. Le luci di Natale vestono Bergamo di festa, qui arriva gente che di feste non ne fa mai. Ma che qualcuno cerca di donare una luce per illuminare nuovi cammini. Come fa Fra Riccardo, 38 anni, originario di Lecco, frate cappuccino, responsabile di questa mensa che ogni giorno sforna qualcosa come 120-130 pasti al giorno per chi altrimenti un pasto non l’avrebbe: “Sono arrivato qui nel 2016 – racconta Fra Riccardo (fresco di Medaglia d’Oro assegnata nei giorni scorsi dal Comune di Bergamo per il ‘per il silenzioso servizio gratuito per la città che risponde ad un’urgenza della nostra comunità’) – mi hanno assegnato alla mensa, un’esperienza incredibile. Già prima di entrare in convento, io sono del 1983 quando la leva era ancora obbligatoria, avevo prestato servizio civile in una mensa a Milano, e avevo già preso le misure sulle difficoltà, sulla povertà e sulla meraviglia dell’aiutare gli altri”. Mentre Fra Riccardo parla la mensa comincia ad animarsi: “Qui vengono tante persone, poveri, stranieri, tossicodipendenti, gente che ha bisogno di un aiuto. Vengono da noi, la prima volta c’è un breve colloquio di conoscenza, questo anche grazie a un lavoro di rete con la Caritas che poi ospita molti di loro nei dormitori. Ogni giorno abbiamo 120, 130 persone che pranzano qui. Ci sono persone che vengono qui da anni, altri che passano, spariscono, altri ritornano. Noi siamo qui per aiutare, non certo per giudicare”. Qualcuno si confida? “Sì, capita spesso che ci si racconta pezzi di vita, problemi. Noi siamo qui per dare principalmente un pasto caldo, poi per aiuti economici o di altro tipo li indirizziamo ai servizi sociali”. Sono più tanti gli stranieri? “Diciamo che la percentuale è di 70% di stranieri e 30% italiani. L’età varia molto, ci sono tutte le età, non abbiamo minori, abbiamo avuto raramente bimbi che sono venuti con i genitori, e in gran parte sono uomini, le donne sono poche, e quasi tutte con problemi di tossicodipendenza”. Che tipo di cibo preparate? “Cerchiamo di prendere sempre carne di tacchino, di pollo, uova, pesce evitando la carne di maiale perché i musulmani non la mangiano. Siamo aperti dalle 11 alle 12,30, offriamo sempre primo, secondo, pane frutta, the caldo e dolce. Insomma, c’è di tutto perché il pranzo è un momento di condivisione importante, capita che nascano belle amicizie. Quando arriva qualcuno di nuovo e non conosco la lingua c’è sempre chi mi aiuta e mi fa da traduttore, c’è un clima di aiuto reciproco molto bello. E poi c’è tanta Provvidenza…”…

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