BERGAMO: BUSSATE E NON VI SARà APERTO. un nostro inviato si è finto profugo chiedendo aiuto nelle chiese e conventi. ecco chi ha aperto e chi invece…

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Su Araberara in edicola venerdì 4 dicembre pubblichiamo un’inchiesta straordinaria, condotta da Giovanni Merla.. Un’inchiesta che occupa seconda e terza pagina sul livello di accoglienza di un profugo nelle parrocchie e conventi della città di Bergamo.

Pubblichiamo in alto il testo dell’invito del Papa ai parroci ad accogliere nelle loro strutture i profughi. E poi il racconto di una giornata passata a bussare alle porte delle canoniche, ad entrare nelle chiese a chiedere aiuto, Un inviato del giornale, travestito da profugo, che chiedeva ospitalità per sé e i due bimbi piccoli per una notte, dicendo che il giorno dopo sarebbe proseguito per la Germania. Rifiutava i soldi, chiedeva solo ospitalità e un po’ di cibo. Si era dato il nome di Aylan, il bimbo siriano trovato morto sulla spiaggia. Le diverse reazioni sono registrate chiesa per chiesa, con pochissime eccezioni di gentilezza e comprensione (alla Madonna delle Grazie), la maggior parte di fastidio, scortesia e rifiuto con un episodio sgradevole, del frate domenicano che gli schiaccia le dita nello sportello del confessionale in San Bartolomeo o di chi, dopo aver dato un’occhiata dalla finestra, fa rispondere che non c’è nessuno, “sono la donna delle pulizie”. E il gesto solitario della signora che invece per strada gli dà 5 euro e gli regala un sorriso. Raccontiamo punto per punto il “peregrinare” di Giovanni Merla per la città.

 

E un editoriale del nostro direttore, che pubblichiamo qui, intitolato PARTE SANTE (con riferimento all’apertura dell’Anno Santo) e PORTE CHIUSE con il testo della poesia di Guido Gozzano (che viene pubblicata anche nelle pagine dell’inchiesta.

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La poesia di Guido Gozzano è l’adattamento scenico e quasi infantile della parabola del Buon Samaritano, quella dell’uomo assalito, derubato e picchiato dai ladri che non viene soccorso da sacerdoti o leviti, ma un forestiero, in forte odore di eresia per gli ebrei, un Samaritano. Ricordate l’altro passo del vangelo quando Gesù al pozzo parla con una donna di Samaria, destando scandalo tra i suoi stessi discepoli? Gozzano rappresenta il girovagare di Gesù e Maria per Betlemme, stranieri, un po’ straccioni, comunque poveri e quindi sgraditi a priori dagli osti del paese. Il giudizio tranciante della prima occhiata. E’ capitato anche a Giovanni Merla, finto profugo che chiedeva ospitalità per una sola notte, poi, diceva, sarebbe proseguito per la Germania, una notte, una sola, anche non santa. Alla fine della giornata, quando mi ha telefonato, Giovanni piangeva. Piangeva disperato, si scusava e piangeva, aveva provato il “rifiuto”, quello gentile, quello ostile, quello sprezzante del frate che gli chiude le dita nello sportello per levarsi di torno quello… straccione, ha ben altro da fare, deve “confessare” i peccatori, quelli presentabili, I miserabili vadano altrove. E anche la suora scortese e quelli che fanno rispondere alla “donna delle pulizie”.

No, non è tutta così la Chiesa, Papa Francesco fatica a cambiarla, ma dà l’esempio. E lo raccoglie don Vinicio, perfino la signora col cagnolino che prima dei 5 euro regala un sorriso, perfino Massimo che è “dispiaciuto” di non avere più posto, ma davvero, non come gli osti della poesia su Betlemme.

La rivoluzione della misericordia (l’Anno Santo è dedicato appunto alla Misericordia) si apre con lo spalancarsi delle porte sante, mentre ancora troppe porte di chiese e conventi (semivuoti) si richiudono schiacciando le dita a chi ha bussato.

No, non è tutta così la chiesa, non è come quel sacerdote della parabola che passa via senza degnare di uno sguardo quell’uomo a terra in fin di vita. Conosco conventi aperti, dove i nuovi e vecchi poveri ricevono il caldo di un sorriso, il dono dignitoso del cibo e degli indumenti. Conosco molti preti come don Vinicio, che farebbero come S. Martino, si toglierebbero le giacche per coprirti. Conosco preti e suore, vescovi e arcivescovi che, senza suonare le campane, danno tutto quello che ricevono, che non si sentono manager ma soccorritori dell’umanità che non ce la fa.

La morale di questa inchiesta non è un’accusa alla chiesa, in fondo la maggior parte di quei preti non sa cosa fare, va bene aprire le porte, dare qualcosa da mangiare, ma poi non ci si può fidare di tutti. Ma andrebbe riletto il passo de “I Miserabili” quando l’ex carcerato Jean Valjean ospitato una notte dal Vescovo di Digne, gli ruba l’argenteria. Catturato dai gendarmi per il suo aspetto e la roba che invece ha nel sacco e portato in vescovado, il Vescovo Myriel non solo avvalora la tesi dell’ex carcerato che quella roba gli fosse stata donata ma gli dice che ha dimenticato di prendere anche i due candelieri d’argento, va a prenderli e glieli aggiunge al… bottino, tra lo sbigottimento dei gendarmi. Va bene, non siamo tutti santi. La rivoluzione della Chiesa è partita dall’alto, un’anomalia, solitamente è la gerarchia che concepisce una chiesa trionfante. Papa Francesco dà l’esempio, non sta, come i generali d’antan, sulle colline a vedere massacrare i suoi soldati, è lui sul fronte. E con lui tanti Vescovi.

La rivoluzione, in questo Anno della Misericordia, arriverà anche in basso.

LA NOTTE SANTA

Guido Gozzano

– Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.Presso quell’osteria potremo riposare,ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.

Il campanile scoccalentamente le sei.

– Avete un po’ di posto, o voi del Caval Grigio?Un po’ di posto per me e per Giuseppe?– Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe

Il campanile scoccalentamente le sette.

– Oste del Moro, avete un rifugio per noi?Mia moglie più non regge ed io son così rotto!– Tutto l’albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:Tentate al Cervo Bianco, quell’osteria più sotto.

Il campanile scoccalentamente le otto.

– O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almenoavete per dormire? Non ci mandate altrove!– S’attende la cometa. Tutto l’albergo ho pienod’astronomi e di dotti, qui giunti d’ogni dove.

Il campanile scoccalentamente le nove.

– Ostessa dei Tre Merli, pietà d’una sorella!Pensate in quale stato e quanta strada feci!– Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.Son negromanti, magi persiani, egizi, greci…

Il campanile scoccalentamente le dieci.

– Oste di Cesarea… – Un vecchio falegname?Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?L’albergo è tutto pieno di cavalieri e damenon amo la miscela dell’alta e bassa gente.

Il campanile scoccale undici lentamente.

La neve! – ecco una stalla! – Avrà posto per due?– Che freddo! – Siamo a sosta – Ma quanta neve, quanta!Un po’ ci scalderanno quell’asino e quel bue…Maria già trascolora, divinamente affranta…

Il campanile scoccaLa Mezzanotte Santa.

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