BASSA VALLE – IL LIBRO – Sara e la sua “Bergamo Ferita”. I volti, le immagini al posto delle parole. L’ultimo comodino di un’anziana, il bacio rubato di due adulti, i viali vuoti, la bara di Don Fausto

Sara Pagliaroli arriva in redazione con il sorriso nello sguardo, perché il resto del sorriso è nascosto dalla mascherina rosa che le copre il viso. In mano ‘Bergamo ferita’ il libro fotografico che è un viaggio, un pugno nello stomaco ma anche una carezza al cuore, un guscio d’anima per chi lo apre, per chi vive o ha vissuto a Bergamo e provincia. “Bergamo Ferita – racconta Sara – è figlio della disperazione del periodo, una disperazione che ha prodotto volti, immagini, sfumature, sguardi. E’ stato naturale lasciare da parte le parole e usare le immagini. E così lo abbiamo proposto alla gente, alle persone che nel pieno del lockdown si sono trovate catapultate in un mondo diverso, fatto di paure, sguardi, solitudini ma anche di scoperta di affetti forti, intensi, nuovi o vecchi. I volti, le usanze, le nostre case sono e restano la più grande testimonianza del covid”. Foto diverse, foto ‘domestiche’: “Foto diverse dalle solite, la quotidianità che si fa anima e viceversa. Ne sono arrivate 300, il libro è nato così, sguardi differenti, un mix di sensazioni ed emozioni, dalla foto tragica della bara di Don Fausto Resmini alla quotidianità spezzata dai fatti, ai bambini che compongono puzzle a chi impasta gnocchi o cammina tra viali deserti alberati”. 

Un libro di forte impatto, un viaggio dentro un passato che rimane infilato dentro i battiti di cuore di tutti. Un libro di memoria ma non di memorie. Scatti, intensi, forti, liberi. “Abbiamo scelto di lasciare le foto in originale, e in bianco e nero – continua Sara – perché uscisse impresso su carta quella sensazione intensa che ognuno di noi prova quando le guarda, sensazioni diverse a seconda degli occhi che scrutano”. 

In un periodo saturo di troppe parole Sara ha scelto di far parlare solo le immagini: “E abbiamo deciso di devolvere i ricavi del libro all’ospedale ASST Papa Giovanni XXIII perché questo progetto sia un contributo sì alla memoria, ma anche un concreto aiuto alla nostra gente”. Sara quando parla si emoziona: “Sono sempre stata innamorata della mia città, di Bergamo, dei bergamaschi e quando l’ho vista così ferita ho deciso di fare qualcosa per ridare in parte quello che in questi anni Bergamo mi ha dato, l’editoria è la mia passione e questo è il mio modo per poter contribuire con qualcosa di concreto alla memoria di quanto è successo. Da 40 anni ho il piacere e l’onore di godere di questa città e di queste valli e così è stato naturale decidere di fare qualcosa”. 

Sfogliando il libro ci si emoziona davvero, dalle mani nodose e vissute di un’anziana che con l’uncinetto realizza un decoro con i colori della bandiera italiana, dall’’ultimo comodino’, così ha chiamato la foto Alessandro Balduzzi di Clusone…

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