AZZONE – “Mio figlio Stefano, disabile. La mia nuova vita dove ho imparato a essere un po’ medico, un po’ psicologo e…ma sono felice”

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In Val di Scalve il vento soffia leggero come a portarsi dentro sprazzi di primavera infinita. Una pompata di incanto che lucida lo sguardo. In questa valle, ad Azzone vive Ornella, mamma di Stefano ed Alessio, due ragazzi di 18 e 16 anni, due fratelli. Stefano è nato con grandi problemi. E Ornella da allora, da 18 anni, lo segue, giorno dopo giorno. Nessuna storia triste, anzi, quando c’è di mezzo l’amore la tristezza non riesce ad infilarsi nemmeno sotto la porta. Questa è la storia di una famiglia felice. Perché si può essere felici anche tra mille difficoltà. Che in fondo la felicità passa anche e soprattutto dalle difficoltà: “Ci siamo accorti che Stefano aveva dei problemi – racconta Ornella – quando abbiamo fatto l’ecografia morfologica al quinto mese, ci hanno seguito passo passo a Brescia, da lì è cambiato tutto”. Già, che fare un figlio è rinascere un’altra volta, ripartire con una nuova vita, e a maggior ragione se quel figlio è come Stefano: “Da una parte c’era la grande gioia per l’attesa della nascita, diventavo mamma, dall’altra la paura per Stefano. Due sentimenti forti, contrastanti, la bellezza di avere un figlio, e poi appunto la paura. Ero confusa, non mi sentivo pronta, ma non si è mai pronti fino a che non ci si tuffa dentro qualcosa o qualcuno”. Ornella racconta: “Quando diventi genitore rinasci davvero un’altra volta e a maggior ragione se diventi genitore di un bambino disabile, devi essere un po’ medico, un po’ fisioterapista, un po’ logopedista, un po’ psicologo, piano piano cresci con lui, e questa simbiosi ti da tanto. Ci sono momenti di sconforto, certo che ci sono, trovi magari tante porte chiuse, provi delusioni, a volte pensi di non farcela ma poi ogni volta ce la fai. Combatto per i diritti di mio figlio, a volte devo alzare la voce, ma va bene così”. Ornella è sposata con Silvano e ha un altro figlio, Alessio. Quando è nato Stefano Ornella ha dovuto lasciare il lavoro: “Non avevo altra scelta, dovevo seguire lui e sono contenta di averlo fatto. Stefano non cammina, parla pochissimo, ha bisogno che qualcuno sia con lui 24 ore su 24, 365 giorni all’anno”….

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