ARDESIO – Zenerù senza folla: “ma abbiamo mantenuto la tradizione” Il presidente della Pro Loco Gabriele Delbono: “Orgogliosi di aver mantenuto la tradizione anche quest’anno e di aver dato valore al nostro rito coinvolgendo le nuove generazioni”

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La famosissima ‘Scasàda’ del Zenerù di Ardesio è avvenuta, come da tradizione, il 31 gennaio, anche se il vecchio e perfido Gennaio ha dovuto bruciare senza essere accompagnato dal rumorosissimo e numeroso pubblico che di solito partecipa alla festa. La pandemia e le restrizioni anti-contagio hanno impedito per il secondo anno di fila la presenza alla Scasàda del Zenerù delle consuete migliaia di persone del periodo pre-Covid.

Dice in proposito il presidente della Pro Loco Gabriele Delbono: “Il nostro desiderio è di tornare a scacciare Zenerù con la folla e il chiassoso corteo che contraddistingue la Scasada, ma siamo orgogliosi di aver mantenuto la tradizione anche quest’anno e di aver dato valore al nostro rito coinvolgendo le nuove generazioni e organizzando con due importanti momenti culturali che l’hanno anticipato”.

Sabato 22 gennaio, infatti, la sala del cineteatro dell’Oratorio era strapiena per la presentazione in anteprima bergamasca del docu-film “Zenerù” del regista Andrea Grasselli, il quale ha anche dialogato col pubblico raccontando la genesi del film, ora in concorso all’importante rassegna di ‘Orobie Festival’ di Seriate. Al protagonista, Flaminio Baretti,  è stata poi dedicata la registrazione di un’intervista recente da parte di Elisa Cucchi. La proiezione del docu-film è stata preceduta da un interessantissimo video proveniente dalle teche della RAI a documentare la cacciata del Zenerù dell’ormai lontano 1964, in cui molti degli Ardesiani presenti hanno riconosciuto con una certa commozione, nel numeroso corteo dei ragazzi, parenti ed amici di tanto tempo fa.

Le iniziative di contorno sono continuate domenica 30 gennaio, durante il pomeriggio dedicato alla presentazione di due libri di recente pubblicazione: “Campanacci d’Italia” di Giovanni Mocchi e “Transumanza picta” di Anty Pansera e Maria Vezzoli.

 

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