ARDESIO – Quelle ‘croci’ fuori dalle case delle “pötaège” (zitelle). La mitica ‘Cèchi’: “Offesa? Macchè, sono la zitella più amata del paese”

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Rinunciare alle vecchie usanze? Giammai! Ad Ardesio c’era riuscita solo pandemia ad interrompere la tradizione delle ‘croci di mezza Quaresima”; ma, appena passate le più severe prescrizioni anti-Covid,  le ‘croci’ sono tornate alla grande a ‘penalizzare’ le zitelle più o meno stagionate e gli scapoli più o meno impenitenti. Che poi ‘penalizzare’ si fa per dire, perché i tempi sono cambiati ed essere ‘single’ è diventato, oltre che una condizione diffusa, una situazione esistenziale universalmente accettata e magari a volte anche invidiata, dal momento che sembra comportare libertà proibite  alle coppie ufficiali  benedette dal sacro vincolo del matrimonio….  Ma una volta non era così: “A l’è sa la sìra e l’è gna ciar gna scür / i póvre pötaège i péca ‘l có ‘ndol mür/ i péca ‘l có ndol mür e i l’ó robàt indré / oh póvre pötaège, nó g’avrì mai bé!” – diceva un canto popolare d’antan, a significare la triste e disperante condizione di quante, si supponeva, non avevano trovato nemmeno uno straccio di marito…E la stessa commiserazione veniva riservata ai maschi non sposati, perché, si pensava, “ön óm sensa la fómna l’istà bé comè ü plòch ‘n mès a la vià”, cioè è una cosa che dà fastidio, che disturba, che non sta dove dovrebbe stare, come un sasso in mezzo alla strada, appunto. Ma ad Ardesio, si sa, la tradizione conta più della modernità. E così i ’single’ del paese, la mattina del 24 marzo scorso – giovedì di mezza Quaresima che permette una breve pausa nel tempo della penitenza e perciò anche un breve ritorno agli scherzi di Carnevale – le grandi croci sono riapparse sulla soglia delle case di quanti hanno compiuto senza sposarsi i 30 anni, la soglia entro la quale  si possono considerare “pötvècc” e “pötaège” a tutti gli effetti. E chi convive felicemente?…

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