Apre l’ospedale più bello d’Italia

Non ha l’aria soddisfatta che ti aspetti da uno che si appresta a fare passerella. Anzi, Amedeo Amadeo, Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Bolognini di Seriate, sembra preoccupato. Arriva con la sua auto sul cantiere, entra, sale sul terrazzo della palazzina di fronte per dare un’occhiata d’insieme, ha appena litigato con qualcuno che va ancora a rilento, per il giorno dell’inaugurazione magari sembrerà tutto a posto, si stanno asfaltando i parcheggi dell’entrata sul vialone, si stanno disegnando i nuovi parcheggi sull’entrata principale, dove c’è la portineria, si vede la gru che gira e operai che non sembrano nemmeno parenti di quelli che si vedevano mesi fa. Amadeo si siede: “Forse dopo il 20 dicembre, se tutto sarà andato bene, tirerò un sospiro di sollievo. Basta ricordare che un trasferimento del genere a Lecco è durato addirittura 8 anni, che a Seriate, per i nuovi reparti, abbiamo impiegato cinque mesi, da dicembre ad aprile”. Appunto. Tanto ritardo (due anni abbondanti) sui tempi previsti e adesso perché tutta questa fretta? “Una questione di finanziamenti da non perdere”. Il riferimento, oltre che al bilancio regionale, è anche alla seconda rata che il Comune di Clusone deve versare per l’acquisto del S. Biagio, l’attuale sede dell’Ospedale, che da tre anni il Comune baradello ha acquistato, di cui ha versato una sola rata, ricevendo per assurdo, visti i ritardi, un “affitto” per niente simbolico dall’Azienda Bolognini di 300 mila euro l’anno per il suo utilizzo (del S. Biagio!). Amadeo è in valle, sul cantiere, per dare la sua occhiata che si farà, a ridosso dell’inaugurazione, quasi quotidiana. “C’è sempre qualcosa che non va, non sono un tecnico, ma ci sono sempre delle grane”. La storia dell’appalto di questo Ospedale è di quelle che dovrebbero far cambiare in un giorno al Parlamento le varie leggi Merloni, che invece resistono all’urto perfino della ragione. Fatto sta che nel 2002, quando si affidano i lavori, le ditte vincitrici sono la Co.gi. per la parte muraria e la Satrel per l’impiantistica. Le cose non vanno bene fi n dall’inizio, nel 2004 la Co.gi. fallisce, la Satrel rileva i lavori ma non si va avanti fi no a che, un anno dopo, Amadeo rescinde il contratto unilateralmente, affidandolo a una nuova ditta, la Magsistem per l’edilizia e la Dervit per l’impiantistica con la parte dei “gas medicali” alla Cattaneo di Sovere. Nemmeno così le cose vanno per il verso giusto per le prime due ditte, fi no a quando Amadeo riesce a ottenere che i subappalti siano “guidati” dalla sua Azienda Ospedaliera. I subappalti affi dati ad aziende locali fanno faville e si recupera in pochi mesi, praticamente da fi ne agosto ad oggi, quello che ormai, lasciando andare le cose come andavano, si sarebbe terminato a dicembre 2009. Quindi un anno di anticipo sul… ritardo potenziale di tre anni. Con la Satrel c’è un contenzioso giudiziario, ma già al 90% il CTU (il tecnico nominato dal Tribunale) ha dato ragione all’Azienda Ospedaliera. “Quindi alla fi ne di tutto, con i lavori partiti nel 2003, la revisione prezzi (rame e ferro schizzati in alto) quando abbiamo cambiato e fatto il nuovo appalto, arriveremo a spendere 22, massimo 23 milioni, sui 21 preventivati sei anni fa”. Quanti posti letto? “135 posti letto”. Posti di lavoro? “330 persone, con un aumento, rispetto ad oggi, di 18 unità. Credo che in questo momento di crisi della valle questo sia un segno della presenza del pubblico, un segnale che noi ci siamo, distribuiamo servizi e stipendi e godiamo di discreta salute”. Mi guarda un momento, poi capisce che se stiamo “nei conti della serva” non si capisce cosa sta succedendo: “Questo è uno degli interventi più importanti, forse il più importante degli ultimi anni in bergamasca e non solo. Per la rilevanza storica e anche per il futuro. In questo momento ci sono 4 mila famiglie in valle Seriana che sono in cassa integrazione. Questo è un segnale psicologicamente importante che il pubblico non abbandona la valle. Non è certo stato costruito per questo, visti i tempi, ma arriva nel momento giusto. Andare ad inaugurare un’opera pubblica così rilevante in una zona in difficoltà, è un segnale importante”. Amadeo è stato anche parlamentare europeo, è uno che la politica la mastica da sempre e la sa fare. Faceva il medico-chirurgo e nelle nomine regionali la sua non ha certo sorpreso, insomma l’ambiente lo conosce. Poi gli intoppi burocratici e tecnici spiazzano questi manager: “Guarda, la mia più grande delusione, che mi ha fatto troppe volte rimanere male, è incontrare gente che non mantiene la parola data… Per il lato tecnico sono stato supportato in maniera clamorosa dall’ing. Renato Mauri che è il nostro responsabile unico del procedimento e dal geom. Ezio Puccini”. Va beh, dai, siamo arrivati alla fi ne, l’importante è avere un ospedale che sia tale: “No, guarda, questo, dal punto di vista strutturale, penso sia il più bell’Ospedale d’Italia”. (Pausa: a qualsiasi valligiano fa sempre piacere sentire che qualcosa di quello che sta sul suo territorio abbia un primato. Però subito dopo gli viene il sospetto che lo stiano prendendo in giro. Amadeo sembra convinto). “Certo, perché recupera un ospedale del 1932 con tutte quelle caratteristiche di bellezza del tempo ma al tempo stesso con tutti i servizi con l’accreditamento 2008 e spazi incredibili. E in più diventa il più bello d’Italia non perché sia solo bello in sé, ma perché la collocazione geografi ca è impagabile, questa mattina venendo su guardavo le montagne innevate e guarda che cosa vedranno dalle loro finestre quelli che saranno ricoverati, beh, almeno la vista li consolerà. Io non l’ho scelto, questo posto, l’ho ereditato come una polpetta avvelenata perché andare a ristrutturare un posto così era da manicomio, però mi hanno anche dato l’occasione di fare, come dicevo, il più bell’Ospedale d’Italia perché penso che una collocazione come questa non ce l’abbia nessuno”. (Cerco di uscire dalla visione idilliaca come Ulisse con la Maga Circe). Torniamo al tecnico per un momento. Vi hanno accusato di aver liquidato la Co.gi. con una percentuale di avanzamento, mi pare il 64%, pazzesco rispetto a quello che si vedeva realizzato. “Il 60%… C’è da dire una cosa che all’inizio, la quantità di lavori che vengono fatti, siccome devi tirar su dei muri ecc. sembra di meno ma è di più, mentre quando cominci a far la stanza, mettere le porte… è un lavoro molto costoso e impegnativo ma di minore impatto…”. Non avete fatto un po’ di regalo, per farli andare a casa e riaffilare l’appalto? “Non abbiamo regalato niente a nessuno. Tutta l’operazione è stata condotta nella massima trasparenza e nel massimo rispetto delle regole”. Ma quando esattamente ti senti di dire che entrerà in funzione? “A Natale ti invito qua a bere il caffè e andiamo a salutare i malati che ci sono dentro”. E funzionerà tutto? “Certo”. Una lamentela che mi è arrivata da uno che lavora nell’Azienda S. Biagio: ma perché non ci chiamano giù a vedere dove vanno messe le spine, dove mettere le cose visto che noi siamo gli operatori e dovremo usarle quelle attrezzature? “Perché verranno chiamati quando chiudiamo di là, abbiamo 15 giorni di intervallo da quando chiude il S. Biagio e apre questo nuovo. Dal 5 dicembre entra in funzione l’ospedale da campo. Dal 10 di novembre noi abbiamo chiuso le accettazioni ordinarie al S. Biagio e cerchiamo gradualmente di ricoverare il meno possibile a Clusone e di accorpare”. Cosa vuol dire accorpare? “Chirurgia con l’ortopedia per consentire a una quota di personale di venir qui a prendere visione di dove e come lavoreranno e fare formazione per vivere la vita del nuovo ospedale. Questo lavoro è coordinato dal dott. Bonomi, è già incominciato e va avanti. Meno gente sarà nel S. Biagio e più personale riusciremo a spostare qui per adattarsi al nuovo ambiente di lavoro…”. Quando cominceranno ad accettare i ricoveri qui? “Quando saremo in perfetta sicurezza”. Cioè quando? “Penso che possa esser verso metà dicembre, al massimo qualche giorno dopo”. L’ospedale da campo che funzione ha? “Di pronto soccorso”. Altra lamentela che mi è arrivata, questa volta dall’alto Sebino. C’è chi doveva fare la chemio a Clusone e adesso gli hanno detto che deve rivolgersi o ad Alzato o a Seriate. “La chemio è stata messa a Clusone da un anno. Deve andare in altri ospedali anche per la sicurezza: la chemio è un farmaco che deve essere preparato nella massima sicurezza, non possiamo rischiare con un trasloco in atto. Nei limiti del possibile andiamo incontro certamente all’ammalato, però qualche disagio ci sarà”. Il trasferimento comporta anche cambiamenti di prestazione? “Il modello organizzativo all’inizio sarà perfettamente identico a quello del S. Biagio, dopo di che abbiamo tre o quattro mesi di tempo per prendere le misure e sperimentalmente vedere se c’è da fare qualcosa di diverso”. Il più bell’Ospedale d’Italia per il posto e l’edificio. Ma i servizi, torno lì, saranno anche loro all’avanguardia? “Abbiamo speso 2 milioni e 980 mila euro di arredi e tecnologia, l’80% è nuovo, insomma abbiamo speso 6 miliardi di vecchie lire, questo non è il Niguarda, la Tac nuova è una cannonata”. Che tipo di ospedale sarà? “Un ospedale per acuti, puramente per acuti, con i reparti di medicina, chirurgia, ostetricia, traumatologia e il day hospital pediatrico, che è un po’ il motivo di polemica”. Perché? “Perché i day hospital diagnostici non ci sono più quindi non dovrebbe esserci nemmeno il day hospital pediatrico che noi abbiamo mantenuto ugualmente vista la peculiarità della zona. Con l’Asl capita che delle volte non ci pagano le prestazioni ma noi lo manteniamo lo stesso. Insomma io voglio mantenere il day hospital per mantenere qui il pediatra per cui al pronto soccorso per un bambino c’è lo specialista che per i ricoveri indirizza poi verso altri ospedali ma intanto interviene e tamponare la situazione e la prima terapia”. Un’altra cosa: qualcuno avanza il sospetto che la fretta nel fare questi lavori comprometta la qualità dei lavori stessi. Si parla di pavimenti incollati alle caldane umide… “No, abbiamo avuto la fortuna di tre mesi di bel tempo per cui è asciugato tutto. E’ anche vero che avevamo preso contatto con delle ditte specializzate per eventuali impianti per asciugare. Non ne abbiamo avuto bisogno. Abbiamo acceso anche i nostri termosifoni per 15 giorni. E’ venuto tutto al meglio. Detto questo sono consapevole che andiamo incontro a una valanga di problemi”. Ma come, se hai detto che va tutto bene… “Guarda, lo spostamento di un Ospedale non lascia tranquillo nessuno. Sai, fi nchè c’erano i lavori ‘ho sputato sangue’, sono venuto tre giorni alla settimana, ho messo qui due miei tecnici a tempo pieno anche se il contratto parlava di chiavi in mano, però adesso sono più preoccupato di prima perché incominciano ad esserci di mezzo gli ammalati, finché non vedo di qua tutto bello tranquillo, non sono tranquillo io…”. Sì ma vuoi mettere, il 29 hai qui La Russa, Formigoni, Fazio e poi altre autorità, tutti ai tuoi piedi… oh, l’ospedale è a posto quel giorno? “No, guarda, la passerella non me la godo proprio. L’Ospedale è a posto, il 27 invito la stampa e le televisioni a fare un giro per l’Ospedale e lo vedrete a posto”. Non vediamo l’ora di essere orgogliosi di avere l’Ospedale più bello d’Italia.