ALBINO – Rocky, il bar, la malattia del papà e i viaggi per trovare le bombole dell’ossigeno: “Quando questa emergenza sarà finita, nel mio bar accenderò un cero alto un metro e mezzo…”

di Sergio Tosini

Oggi mio padre sta molto meglio, ma in questi due mesi io e la mia famiglia abbiamo vissuto un incubo”.

A parlare è Alessio Rocchetti, conosciuto da tutti in paese col diminutivo di Rocky, titolare, insieme alla sorella Rossana del Rocky Bar, uno dei locali più frequentati della città di Albino. La storia di Alessio e della sua famiglia è una delle tante legate alla pandemia, che ha colpito così duramente la nostra valle. Alcune di queste storie, per fortuna, sono state raccontate, ma molte altre invece sono passate sotto silenzio, finite solo nei freddi numeri anonimi delle statistiche.

Il padre di Alessio, 72 anni, agli inizi di febbraio aveva un po’ di febbre; si pensava alla solita influenza stagionale, visto che la febbre scendeva con la tachipirina, ma il 6 marzo c’erano tutti i sintomi del coronavirus: non riusciva a respirare, febbre alta, tosse, non mangiava più e aveva la saturazione dell’ossigeno al 65%SUL NUMERO IN EDICOLA DA VENERDI’ 8 MAGGIO