Albino, Fra Giansandro Cornolti: “Il nostro ruolo non è quello dello psicologo, ma è quello del sollevare lo spirito delle persone. L’India ha superato l’Italia come numero di frati, ci siamo allargati nel mondo. Ad Albino siamo in sei frati”
Dal 24 agosto scorso il convento dei frati cappuccini di Albino ha un nuovo padre guardiano: fra Giansandro Cornolti. «Non è la prima volta che faccio il guardiano. L’ho fatto al convento di Varese, però dopo otto anni che sono qua ad Albino non dico che fosse la soluzione naturale, ma quasi. Infatti, i frati che naturalmente rimanendo sarebbero potuti diventare superiori, sono stati spostati; quindi, alla fine il cerchio si è chiuso ed è toccato a me. Io sono contento perché mi piace Albino, amo la gente di Albino, orami mi sento albinese di adozione e questo mi fa felice. È una terra che mi ha dato tanto. Questa è la seconda volta che sono ad Albino. Ci sono già stato dal 2011 al 2014, quando abbiamo fatto le missioni popolari e abbiamo festeggiato il quarto centenario della presenza del convento. Perciò c’è già un bel legame con la gente, con il posto, poi essendo qui vicino a casa mia, a Ponteranica, è ancora più bello.»
Fra Giansandro è appena tornato da giorni di preghiera e meditazione ad Assisi. Il suo è un lunedì pieno di incontri e compiti da portare a termine. Nonostante questa giornata impegnativa apre il portone in legno del convento con il sorriso.
«Sono frate dal 1991. Allora sono entrato in convento grazie a un altro frate, che veniva a Ponteranica per la novena del patrono san Pantaleone, quando io ero chierichetto e mi ha sempre colpito per la sua gioia, per la sua capacità di vivere le cose con speranza. Non l’ho mai visto arrabbiato, l’ho sempre visto sereno e maturando negli anni avevo dentro di me questo desiderio anche un po’ idealista di fare qualcosa di grande, di una felicità vera, di qualcosa che rendesse la mia vita piena. Al tempo mi ero iscritto all’università di economia e commercio ma poi l’ho accantonata per questa spinta interiore. Perciò sono andato prima dal mio parroco e poi lui mi ha accompagnato dal frate. Ormai sono 35 anni che ho cominciato questo cammino, che sono in convento, ho festeggiato i 33 anni di professione il 5 settembre e sono 26 anni di messa perché sono stato ordinato sacerdote nel 2000.»
Per la Chiesa questo è un periodo di crisi sia come numero di fedeli, sia come numero di vocazioni. Anche voi lo state vivendo? «Ultimamente c’è stato il sorpasso da parte dei frati dell’India rispetto a noi italiani, dopo secoli di numero maggiore nostro. Certo l’India ha quasi un miliardo e mezzo di abitanti, è la nazione più popolosa del mondo, però anche questo è significativo di una fede e dell’esperienza francescana che si è allargata nel mondo. Questa è la parte bella. Dall’altra, però, si capisce che il nostro substrato cristiano è sempre più ridimensionato, soprattutto perché manca la materia prima, cioè la parte giovanile: le famiglie che non sono più numerose, tanti che vengono anche da altri paesi, quindi l’esperienza religiosa non è più solo quella cristiana. Però io dico sempre che il Signore vede e provvede e sa lui quali sono i numeri giusti per un’esperienza come questa dentro la nostra realtà.»
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