dal numero di araberara del 26 luglio 2019
|Catione della Presolana, la mamma di Riccardo e quella farfalla che le asciuga le lacrime
Una mamma e suo figlio. Raffaella e Riccardo. Un filo che lega cielo e terra. Richi è lassù. Da ormai un anno e mezzo. Una vita spezzata. Un legame ancora più stretto. Raffaella non è si fermata. Ha affrontato la più terribile delle tragedie, il suicidio di un fi glio. Il dolore resta. Immenso. Squarciante. Ma Raffaella ha deciso di andare oltre e diventare testimone di un messaggio. Insieme ai suoi amici, la famiglia di Riccardo si è fatta promotrice già dallo scorso anno del torneo di calcio Be Happy.
Da venerdì 19 a domenica 21 luglio al campo sportivo di Castione festa con musica, cucina e lotteria a fare da contorno alle partite di calcio. Tutti insieme per ricordare Riccardo. “Dopo la morte di Richi i suoi amici e coscritti hanno sentito l’esigenza di non dimenticarlo – inizia a raccontare Raffaella -. Quale modo migliore se non ricordarlo negli anni facendo una festa? Da qui è nato il gruppo Be Happy. Subito i ragazzi hanno chiesto a me e mia figlia Giorgia a chi devolvere in beneficenza il ricavato. Ho sentito l’esigenza di aiutare ragazzi che vivessero disagi come Riccardo, quindi mi sono messa in contatto con l’am-bito territoriale e il comune di Castione della Presolana, che hanno condiviso le mie esigenze. La prima idea venuta era aprire uno sportello d’ascolto per i ragazzi in difficoltà ma gli sportelli già esistono sul territorio, il vero problema è chiedere aiuto. Quindi l’ambito mi ha proposto l’apertura di un numero whatsapp (393.2080860) al quale i ragazzi potessero rivolgersi per avere un primo aiuto, con lo slogan ‘ Scrivi, sfogati, ascolta!’. A questo numero risponde via messaggio uno psicologo che indirizza i ragazzi allo sportello di competenza, in base ai problemi di depressione, anoressia, bullismo, alcool, droga. Il suo lavoro è fare emergere il disagio e dare un aiuto immediato, indirizzando i ragazzi verso lo specialista di competenza sul territorio. Per pubblicizzare questo numero il Be happy si è fatto promotore della produzione di un braccialetto con stampato all’interno il numero verde e di un volantino accessorio che spiega le finalità e l’utilizzo del numero. Da settembre in collaborazione con l’ambito e con gli insegnanti di religione distribuiremo i braccialetti nelle scuole agli adolescenti”. E così Ricchi continua a vivere. Lui che era un uragano di vita sin da bambino. “Era vivacissimo da piccolo. Una vivacità fuori dal normale. Dicevo di continuo a mio marito: se riusciamo a condurlo all’età della ragione è già un successo; faceva sempre cose pericolose, era molto irruente, fino a che, crescendo, si è formato a livello di gruppo, di amicizie ed era benvoluto dai suoi amici. Nel gruppo aveva un ruolo forte, era quasi un leader”. Sin da bambino Riccardo aveva una grande passione per lo sport. “Ha sempre giocato a calcio. In ogni sport praticato eccelleva: dallo sci al nuoto qualsiasi sport gli riusciva bene. Così del resto in tutto quello che faceva, ri-usciva in maniera eccelsa”. Il volto di Raffaella si vela di lacrime. “All’inizio delle medie diverse volte gli insegnanti mi chiamarono per farmi notare i suoi atteggiamenti un po’ forti, troppo vivaci. Poi è successo che tutta questa energia, grazie ad un professore, è stata convogliata in forza positiva e di crescita: da quel momento ha costantemente avuto un trend di crescita positivo esponenziale. Ha concluso benissimo le medie ed è partito con le superiori altrettanto bene. È andato un po’ in crisi dopo la maturità e si è fatto seguire da uno psicologo. Si sentiva svuotato e privo di energia. Aveva iniziato ad avere anche problemi di sonno, faceva fatica a dormire. Si è fatto aiutare dal Conventino di Bergamo dove c’è una equipe di psicologi al quale ha risposto bene: sembrava uscito da questo momento buio. Ha frequentato l’Università a Milano alla Bicocca, facoltà di Scienze dell’educazione, conducendo il percorso universitario in modo brillante. Si è laureato a marzo del 2016 e ha cominciato subito a lavorare al Centro Diurno Disabili”. Che Richi fosse un ragazzo speciale lo dimostrano anche le esperienze che ha voluto vivere. “Negli anni dell’università è stato in missione in Kenya, dove ha lavorato per un mese e mezzo a contatto con i bambini. Si trattava di una missione gestita da suo-re, nella quale c’erano oltre 300 bambini. Richi in quel momento era in una fase psicologica molto interiorista: scriveva tanti diari, si faceva domande sull’esistenza, sulla ricerca dell’io Era un ragazzo molto profondo e conduce studi filosofici molto impegnati ma l’esperienza in Africa l’ha reso felice perché era a contatto con bimbi che avevano bisogno di lui e il suo interesse principale era fare del bene agli altri. L’ha fatto con tanti suoi amici, mettendo a disposizione per risolvere i problemi di chi gli stava vicino, dalla violenza alla depressione. Aveva una sensibilità fortissima per i problemi degli altri”. Sembra quasi assurdo: l’aiuto generoso verso gli altri bisognosi e l’impossibilità di aiutare se stesso. “Negli ultimi tempi Richi dormiva pochissimo e lo vedevo triste. Ci siamo messi in allarme subito ma alle nostre richieste di aiuto da parte di uno psicologo, forte anche degli studi che aveva fatto, diceva: ‘ci penso io, riesco a gestire me da solo’. Gli abbiamo dato un ultimatum e infatti la nonna l’ha portato ancora al Conventino per fare una visita. Era il martedì della stessa settimana in cui si è ucciso. Non ha dato il tempo di aiu-tarsi. Vedeva talmente nero che non riusciva a scorgere una via di uscita neanche con l’aiuto di uno psicologo e di uno psichiatra. Negli ultimi tempi parlava spesso di visione della realtà, sostenendo che ognuno ha la sua propria visione della realtà, inconciliabile con quella degli altri. Uno degli ultimi temi prevalenti era l’incomunicabilità
degli uomini e la difficoltà di vedere del bello nella vita, sintomi caratteristici della depressione”. Raffaella le ha provate tutte. “Ho tentato, sentendo questi discorsi, a farlo stancare fisicamente: ero convinta che potesse alleviargli la stanchezza mentale: quindi tante passeggiate in montagna, tante ore a parlare per far emergere il disagio, ma non è stato suffi ciente. Ritengo che, se fossi riuscita ad alleviare farmacologicamente grazie a uno psichiatra questa visione nera della vita, probabilmente Richi sarebbe ancora qui… per questo appena sento problemi di depressione ritengo che lo psichiatra sia l’unica soluzione nei momenti acuti della malattia per poi fare un lavoro di psicoterapia in seguito”.Poi arriva il giorno più buio. 15 dicembre 2017. Era venerdì. “Ti racconto quel giorno. Ci sentiamo al telefono alle 15 e mi racconta che aveva accompagnato lo zio Matteo in ospedale a Bergamo. Hanno mangiato fuori insieme e lo zio gli ha chiesto la disponibilità a fare qualche notte con Lorenzo, suo figlio disabile. A Richi dico che non mi sembra il caso, perché era un periodo che stava poco bene e dormiva poco, quindi non era nelle condizioni di assistere un di-sabile di notte. Ma con la solita bonarietà lui mi dice: ‘Mamma, dai, non preoccuparti, ne parliamo stasera’. Purtroppo quella sera non è mai arrivata. Giorgia torna a casa dal lavoro alle 17.30, apre la porta e Richi è attaccato alla scala di casa con due catene. Conoscendo il suo essere metodico e preciso, aveva studiato tutto alla perfezione, forse anche da internet, calcolando il suo peso e la sua altezza. Non ha lasciato niente scritto anche se ci sono rimasti i suoi diari perché Richi scriveva tantissimo: i suoi pensieri, le sue idee, le sue emozioni le riportava nei suoi diari”. Raffaella si asciuga le lacrime e riparte. “Una cosa che mi solleva è che è morto sapendo di essere amato, in maniera viscerale, da me e da tutti i suoi parenti. Ma neanche questo l’ha salvato, perché la depressione è una malattia subdola e annientante, azzera tutti i sentimenti e la voglia di vivere”. Per una mamma ripartire non è facile. “Ci siamo fatti assistere sia io che Giorgia dagli psicologi. Giorgia ogni tanto va ancora, quando sente un vuoto interiore dovuto alla mancanza di suo fratello, al quale era legatissima. Io ho interrotto perché ritengo che ormai devo abituarmi a questo dolore, conviverci, perché ci convivrò per tutta la vita”. Ma Raffaella, con la sua determinazione, non si ferma. A darle la forza di ripartire è ancora una volta Richi. “La sua priorità era essere d’aiuto agli altri, quindi cerchiamo di proseguire quello che ha fatto nella sua breve vita. Personalmente da una tragedia del genere voglio trarre messaggi positivi: anche nell’educazione dei figli ho sempre cercato di vedere il positivo”. Da qui il torneo Be Happy ma non solo. Gli amici di Riccardo si sono fatti promotori nei mesi scorsi anche di un incontro pubblico con Gianpietro Ghidini, papà di Emanuele, ragazzo morto nel 2013, anima dell’associazione nata a supporto dei giovani Pesciolino Rosso. “L’incontro a Clusone è servito a mettere in discussione e dare uno spunto di riflessione alle famiglie sul rapporto genitori-figli. Gianpietro ha riscosso un enorme successo: c’è il desiderio di capire di più sui disagi giovanili, forse perché fa anche paura pensare di perdere un figlio, perché è la cosa più innaturale del mondo”.Nonostante tutta la forza con cui Raffaella sta ripartendo, il dolore resta immenso. “Oggi che è il suo 25° compleanno (19 luglio – ndr), per esempio, sono in crisi. Per noi era una festa, come per tutte le famiglie. Oppure quando salgo da Milano in macchina da sola: prima arrivavo a casa e c’era lui, adesso purtroppo mi trovo in questa casa vuota. E’ sempre stato un componente attivo nella famiglia: andava a fare la spesa, sparecchiava, lavava i piatti, senza bisogno di dirglielo aiutava sempre in casa. Poi anche la sua simpatia: quando si metteva a fare il gioppino, a fare le imitazioni, ci faceva morire dal ridere”. Richi non è più qui ma il filo che lo lega alla mamma non si può spezzare mai. E Raffaella continua a sentirlo vicino. “A 8 mesi dalla morte di Richi, il 15 agosto dello scorso anno, stavo andando dall’Alpe Corte al rifugio Branchino. Una farfalla mi si è appoggiata alla mano destra, è rimasta tantissimo lì, quasi 20 minuti, e nel frattempo abbiamo fatto parecchie foto. Quando ricomincio a camminare, la farfalla, a ridosso del lago, vola via. Mi sono messa a piangere, e la farfalla (forse la stessa o forse un’altra) è tornata sulle mie lacrime. Me lo sono sentito vicino, ho difficoltà a credere che ci sia un paradiso ma sicuramente le anime non muoiono con il corpo. Io voglio credere che Ri-chi mi stia dando la forza per andare avanti. Da quell’episodio io vedo farfalle tutti i giorni, disegnate o reali, e questo mi dà davvero sollievo. La cosa strana è che quello stesso giorno, tornando a casa dalla passeggiata, accendo la televisione e vedo uno speciale di Piero Angela sulla migrazione delle farfalle monarca che dal Canada si spostano per 5.000 km andando a depositare le uova in Messico: per compiere questa migrazione impiegano 5 generazioni, la prima farfalla non sa che l’ultima poi tornerà indietro. La cosa particolare è che quando le farfalle arrivano in Messico, gli abitanti del paese si riuniscono nei cimiteri per fare festa con musiche e balli, convinti che siano i loro defunti che vengono a trovarli. Sono coincidenze, proprio lo stesso giorno… Da lì mi sono tatuata una farfalla monarca sul braccio destro”.

