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Un sacchetto di biglie

Camminando senza fretta nella fretta di un tempo che mi sta mangiando gli affetti come io mangio affettati a merenda. Ogni anno ingurgita pezzi di anime che mi hanno avvolto come un plaid caldo sul divano in inverno. Che fatica crescere senza le persone con cui sei cresciuta. Perdo i pezzi e i pezzi si perdono senza avere una direzione. Ma in fondo non l’abbiamo mai avuta. Tiro le fila senza filare i filari delle viti che sfornano acini a volte dolci, a volte troppo amari per i miei battiti di cuore. Che è stanco. E vorrei un cuore nuovo. Il mio amico Padre Ganni diceva che era sempre a caccia di cuori nuovi, capaci di scavare nuovi sentimenti, leggeri come polline, laboriosi come api operaie. Un cuore prensile, mani delicate come il colore dei fiori campestri che si muovono con gentilezza nel concerto del vento, un cuore quasi trasparente come velo da sposa, profumato come il rintocco di un campanile nel primo mattino. Un cuore nuovo, caramelle ancora da scartare, addentare, che sia abbastanza grande per il perdono e abbastanza piccolo per entrare in ogni proposito, ma poi io in fondo vorrei solo essere capace di combattere fino alla benedetta follia di una pace interiore. O forse mi basterebbe solo un sacchetto di biglie nella tasca. Per tornare a giocare.