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La mia prima Pontida, divisa tra maglie verdi e azzurre (e quel megafono…)

“Matteo, Matteo, Matteo…”. L’uomo con la maglietta azzurra e il megafono scandisce continuamente la stessa parola sovrastando le altre voci, tipico di chi, per farsi ascoltare, ha bisogno di alzare la voce, meglio se aiutato da un megafono.
“Matteo, Matteo, Matteo…” continua a dire, attorniato dagli altri che indossano la stessa maglietta azzurra con la scritta “Io sto con Salvini”, le truppe cammellate salviniane venute (o mandate…) sul pratone di Pontida per mostrare che il popolo del Carroccio sta ancora dalla parte del ‘Capitano’.
Il “Matteo, Matteo, Matteo…” diventa ancor più assordante quando inizia a parlare uno dei pochi leader leghisti che dal palco esprimono qualche concetto serio, il capogruppo al Senato Romeo, reo di lesa maestà per aver avanzato critiche alla gestione del ‘Capitano’. Le truppe cammellate cercano di coprire la sua voce e, naturalmente, in prima fila c’è lui, l’uomo del megafono con il suo “Matteo, Matteo, Matteo…” che va avanti, imperterrito.
È irritante e alcuni leghisti si voltano verso di lui arrabbiati e gli urlano qualcosa; sono i leghisti con la maglietta verde, quelli della Lega delle origini, federalista e legata al territorio, quella che si preoccupa dei paesi di provincia e di montagna e che non digerisce il ponte sullo stretto tanto desiderato dal ‘Capitano’ (lì vicino, infatti, appare un grande manifesto con scritto “Vogliamo la secessione, non un ponte in Meridione”).
Il “Matteo, Matteo, Matteo…” va avanti ancora un po’ e mi viene un dubbio: “Matteo” è forse l’unica parola che l’uomo del megafono sa pronunciare, probabilmente la ripete anche nel sonno (magari senza megafono…), quando fa la comunione durante la Messa (se ci va) e invece di “Amen” dice “Matteo”. Ma chissà se la dice anche quando va al distributore e si trova ad avere a che fare con gasolio e benzina ben oltre i due euro al litro, ma anche questa sarà colpa degli stranieri, dei comunisti o dei giornalisti, non certo del governo di cui il ‘Capitano’ è una delle colonne!
Il “Matteo, Matteo, Matteo…” si ferma quando il povero Romeo smette di parlare, ma non riparte quando intervengono altri critici della gestione salviniana, come il governatore lombardo Fontana. Mentre lui parla si levano molti “Attilio, Attilio, Attilio” e loro, le truppe cammellate azzurre, stanno zitte. Anche l’uomo del megafono tace e non applaude. Idem quando parlano Calderoli e Zaia. Quando il ‘Doge veneto’ fa il suo discorso si levano molte voci che lo inneggiano: “Segretario, segretario”. Ovviamente le truppe cammellate azzurre se ne stanno zitte, anzi, sono ingrugnite.
Ammetto che l’uomo del megafono comincia a intenerirmi, quasi mi spiace vederlo lì zitto, ma so che prima o poi, quando il ‘Capitano’ arriverà, potrà nuovamente urlare il suo “Matteo, Matteo, Matteo…”.
Lascio le prime file e mi dirigo nella retroguardia. Lì ci sono gli altri leghisti, pochi azzurri e molti verdi. Sì, perché si capisce che una netta divisione c’è all’interno del popolo di Pontida. Quando sale sul palco, osannata, la vicesegretaria Sardone e, a un certo punto, dice che piuttosto che i sondaggi negativi lei preferisce ascoltare il territorio, un militante della Val Seriana dice ai suoi vicini: “L’à capìt tàt”. E alla fine, durante il comizio del ‘Capitano’ è impossibile non notare una cosa: a metà discorso centinaia di militanti se ne vanno, lasciando il pratone di Pontida.
Finito il discorso ce ne andiamo anche noi. Saliamo in auto e partiamo. Due o tre chilometri dopo c’è un distributore. L’occhio cade sui prezzi: la benzina è a 2,170 euro, il gasolio è più alto. Ma di questo (che strano…) nessuno a Pontida ha detto una parola! In compenso in testa mi risuona ancora il “Matteo, Matteo, Matteo…”.