Una bella signora (con relativo cagnolino) mi apostrofa dicendo: “Sarei venuta al vostro Convegno se non fosse che l’avete organizzato troppo in alto”. Sì, abbiamo organizzato gli Incontri Tra/Montani, a 1565m sul livello del mare, ma la signora non abita nel Tavoliere delle Puglie. Abita circa 200m più in basso e trova difficile salire per cinque minuti di auto? Parto da qui per ribadire che spesso i nemici della montagna sono proprio i montanari. Se non si sconfiggono queste posizioni pregiudiziali qualsiasi aiuto possa arrivare alla montagna diventa un inutile spreco. Ho analizzato attentamente le 30 proposte di Franco Arminio che hanno aperto un proficuo dibattito sui temi della montagna e delle cosiddette “aree interne” che sarebbe meglio chiamare zone depresse o in abbandono. Le mie osservazioni critiche partono da una prima constatazione: si prevedono spese dello Stato o delle Regioni, difficilmente quantificabili, ma sicuramente per alcuni miliardi di euro. Sulle coperture di tali spese però si tace oppure si accenna a “piccole tassazioni sulle grandi ricchezze”. Mi trovo da parte mia totalmente d’accordo con la proposta di legge dell’economista Carlo Cottarelli: introdurre l’obbligo tassativo di indicare le coperture finanziarie e i costi reali per ogni singola misura inserita nei programmi e nei manifesti elettorali dei partiti politici, estendendo di fatto la trasparenza di bilancio anche alla fase delle promesse pre-elettorali.
Il “paesologo” non è un partito politico e quindi può liberamente dire e scrivere ciò che vuole, ma il rispetto della serietà è doveroso per tutti. Facile promettere la luna. Molto più difficile conquistarla veramente. Se le 30 proposte arminiane peccano di assistenzialismo, per i piccoli paesi sotto i 5000 o i 3000 abitanti, sono subito da respingere perché creano più illusioni che soluzioni. Ma entriamo nel merito di alcune delle proposte sbandierate sulla stampa. “Se compri una casa in un paese che ha meno di tremila abitanti non paghi nessuna tassa per dieci anni, con esclusione di quelli che hanno redditi da benestanti”. Trasformerei il verbo “comprare” in “ristrutturare” altrimenti non si fa che favorire le immobiliari che ormai a corto di terreni edificabili acquistano vecchie case da rivendere a prezzi esagerati. Non basta nemmeno la ristrutturazione. Per stabilire la tassazione e la sua esenzione o riduzione è necessario precisare se si trasferisce la residenza o se la sistemazione rispettosa di una vecchia abitazione diventa a tutti gli effetti seconda casa. Non è una scelta di poco conto. Un intervento sulle abitazioni è necessario per vari motivi: per contrastare l’abbandono di un patrimonio e per disincentivare la vendita da parte dei residenti che potrebbero ristrutturare case abbandonate per creare posti letto in B&B o Alberghi diffusi. Vanno incentivati a ristrutturare (lo possono fare i Comuni) gli originari che mantengono abitabili gli edifici degli avi, oppure li donano ad associazioni di comunità come le Vicinie.
Sono d’accordo per il gruppo interdisciplinare da costituire in ogni piccolo comune che abbia la finalità di suggerire come creare piccole imprese. Se la proposta n. 5 la unissimo a quella sull’Allenatore di Paese, vale a dire di una figura preparata per ricreare la comunità dove è scomparsa, oppure dove le Associazioni esistenti si dedicano solo a proposte ricreative collocate esclusivamente nei mesi estivi, le firmerei entrambe subito.
La proposta n. 8 parla di “Contributo pubblico di creatività”: mensile di 600 € al mese per artisti, poeti e scrittori residenti in piccoli paesi. Appare molto allettante ma c’è sempre il problema della copertura economica. E poi l’incentivo dovrebbe configurarsi più per “creativi” che si trasferiscono in aree disagiate, non per chi già vi risiede. Resta pure il problema di come utilizzarli…
Anche il recupero degli orti mi trova consenziente ma potrebbe essere incentivato dalle Regioni attraverso le Associazioni Fondiarie, dove ci sono, oppure i Consorzi Forestali. Anche qui: van bene gli orti, ma nei parchi nazionali o regionali i selvatici se li godono durante la notte. Senza recinzioni non resistono gli orti.
“Nessun paese senza scuola e biblioteca”: un bel sogno. Se non nascono più bambini come si può tenere aperta una scuola? Sono per scuole estive con bambini di città e di montagna che chiamerei non scuole ma “esplorazioni”. La scuola purtroppo richiama i banchi, i quaderni e i compiti. La ricerca d’ambiente quasi sempre all’aperto può attrarre molto di più.
D’accordo sul servizio civile agli studenti delle superiori. Potrebbero, opportunamente preparati, gestire il progetto “esplorazioni” ricevendo buoni pasto e buoni viaggio per il loro periodo scolastico.
Le provocazioni di Arminio ben vengano. Le lievi tasse ai ricchi lasciamole perdere (non perché non siano lecite) e cerchiamo invece di recuperare i 100 miliardi di evasione fiscale. Ne avrebbero benefici le zone in abbandono e pure il bilancio dello stato.
Va bene la lotta al degrado, ma basta essere fanalino di coda in Europa per il debito pubblico.


