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Val di Scalve, Valerio che ha aperto la Transumanza realizzando il suo sogno da bambino

Mentre attorno a lui i compagni tracciavano sulla carta case squadrate o sogni lontani di auto più o meno sfreccianti, Valerio Baldoni, fin dal suo primo giorno di scuola, disegnava l’infinito. Sul suo foglio non c’erano pareti, ma pascoli sterminati che respiravano sotto cieli immensi, circondati da boschi e abbracciati dal profilo solenne delle montagne, le stesse che vedeva dalle finestre dell’aula. Al centro del foglio, tante piccole macchie bianche: un folto gregge intento a brucare tranquillo, vegliato ai margini da un cane nero. In un angolo, una baita di sassi con una sottile striscia di fumo diretta verso le nuvole, mentre poco distante il ‘barech’ attendeva le bestie all’imbrunire.
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