Nembro, l’ex minatore Lino Rota, il riconoscimento di Voce lombarda nel mondo e quel fumetto che racconta la sua storia
Quando entra a Palazzo Lombardia, Mariuccia è sorridente sotto i suoi bei riccioli d’argento. Cristina intanto spinge la carrozzina su cui è seduto il suo papà Lino Rota, che nonostante i problemi di deambulazione degli ultimi mesi dispensa gioia con i suoi occhi buoni. È martedì 15 settembre e il 96enne ex minatore di Nembro è ospite al Pirellone per ricevere il riconoscimento di Voce lombarda nel mondo. «È stato davvero emozionante. Non mi aspettavo questo premio, visto che avevo già avuto il titolo di Commendatore dal Presidente della Repubblica. E non mi aspettavo questa accoglienza così calorosa da parte dei consiglieri e del presidente Attilio Fontana. Questo premio lo dedico a mia moglie che mi ha sempre sostenuto e ha sempre condiviso il mio pensiero. In tanti conoscenti, sia qui a Nembro, che all’estero si stanno congratulando con me, anche grazie ai social.»
Occhiali da vista, barba grigia e mani grandi, di chi per una vita intera ha lavorato, tanto e duramente, e pure lontano da casa. Sì, perché Lino a soli 19 anni, quando la Seconda guerra mondiale è finita da tre anni, lascia la sua famiglia, i suoi pasti poveri a base di polenta e castagne, la sua Nembro e va in Belgio. Lì c’è tanto bisogno di manodopera. E lui giovane e forte ci va. Certo la paga è buona, ottima rispetto all’Italia e così Lino riesce ad aiutare anche la sua mamma in val Seriana. Però il lavoro è tanto faticoso. È sottoterra. Al buio, al freddo, piegati nei cunicoli delle miniere a scavare nella roccia per trovare il carbone che serve alle industrie che stanno rinascendo in tutta Europa, e anche in Italia. Lino per fortuna sa già un po’ di francese, così diventa caposquadra e poi completa anche il corso come soccorritore. È proprio per questo che quel tragico 8 agosto 1956, quando la miniera di Marcinelle diventa incandescente e 262 persone muoiono, Lino è uno dei primi ad intervenire per cercare di salvare più vite. «Purtroppo, adesso tutti i colleghi che hanno lavorato con me, sono venuti a mancare, ma ho contatti con i parenti che hanno avuto genitori o nonni deceduti nella catastrofe di Marcinelle. Così come amici i cui parenti erano minatori in Belgio. Ogni anno qualche componente dell’associazione Nembresi nel Mondo che risiede all’estero viene a trovarmi e si discute dei momenti passati da emigranti.»
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