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Nel colosso Comelit “cugini coltelli”. Due figli di Mino Brasi in guerra con le cugine

Nemmeno il tempo di celebrare insieme i 70 anni di fondazione di quello che adesso è diventato un colosso industriale, la Comelit. Nel 1956 era stata fondata da “quattro amici” che, invece che al bar, si sono rimboccati le maniche e hanno avviato appunto l’attività industriale costruendo videocitofoni. L’intuizione quasi pionieristica era di Giovanni Barzasi, Mino Brasi, Pier Antonio Brasi e Gianni Lazzari. Sembrava cosa da niente ma i fondatori vedevano lungo, adesso Comelit è un marchio internazionale e ha fatturato l’anno scorso 185,4 milioni di euro (ma nel comunicato si annuncia di “aver superato i 190 milioni di euro”) con un utile di 11,2 milioni, contando “più di mille collaboratori”. E ha acquistato il marchio “Ritto” da Schneider Electric, tanto per far capire ai lettori che l’azienda si muove in campo internazionale con acquisizioni importanti (Ritto è marchio di videocitofonia d’alta gamma). Capite che poche aziende stanno alla pari di quello che appunto è diventato un colosso industriale. Ma i vecchi fondatori se ne sono andati e sono subentrati i figli. E qui si è scatenata una sorta di “guerra di successione” che adesso approda addirittura in Tribunale a Brescia (Luca Brasi ha impugnato il Bilancio 2024 per aver omesso il “recesso” forzato dei due soci). L’altro socio “estromesso” è Fabio Brasi.
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