Un noioso pomeriggio di metà agosto, mentre mastico il tappo di una penna davanti al computer sognando la spiaggia e conversando con il condizionatore, sento aprirsi la porta dell’ufficio. Normalmente non sono io a dover stare al pubblico a dare informazioni ma si sa che le vacanze estive riescono spesso a spettinare i capelli tanto quanto le mansioni aziendali.
Mi affaccio al vetro e mi trovo di fronte una vecchietta minuta e ingioiellata. I capelli raccolti in uno chignon alla panna, occhiali che penzolano sopra un vestitino floreale di seta grazie a una catenella di perline, nei piedi piccole ballerine a forma di bacello.
Ecco, se Biancaneve non fosse eternamente ventenne grazie alla penna dei fratelli Grimm, l’avrei immaginata così ad ottantacinque anni. “Buongiorno cara, come faccio a prenotare un treno per Parigi?”, mi chiede con un sorriso simpatico e una vocina canterina. Dal nostro sportello diamo solo informazioni turistiche sulla città e per tutto il resto ci pensa la biglietteria Trenitalia che sta appena fuori nell’atrio ma la mia voce non riesce a dirglielo. Le chiedo invece quando vuole partire, pensando che sia una data imminente.
Biancaneve ci pensa un attimo e poi mi risponde: “A ottobre per il mio anniversario di matrimonio” e poi mi fissa come se io potessi facilmente indovinare che giorno potrà mai essere stato. I minuti successivi sono fatti di piccole risate condivise, ulteriori domande da parte mia, cerco di indagare con gentilezza su questo misterioso viaggio verso la Francia che mi comincia ad appassionare sempre di più.
I signori Marconi si sono innamorati sessant’anni fa e si sono scambiati promesse e un anello in Rue de l’Abreuvoir, sotto una casa ricoperta di edera. “In questa via c’è un antico abbeveratoio in pietra! Dopo tutta questa strada fatta con mio marito e spesso di corsa, vuole che non provi a tornarci e a bere un po’ d’acqua?” ride divertita e segna un uomo fuori dalla finestra che ci vede e alza la mano in segno di saluto.
Grazie a internet trovo tutte le informazioni che cerchiamo, provo a pianificare il viaggio ma non mi esce dalla testa come faranno questi due ad arrivare sani salvi in una strada di Montmartre in un’età così avanzata e senza parlare la lingua. “Dobbiamo andare un’ultima volta lì dove è cominciato tutto, spesso gli inizi tendiamo a dimenticarli ma sono il motivo per il quale siamo stati in grado di affrontare tutto. I buoni inizi vanno festeggiati!”.
Prendo una bustina trasparente e ci metto dentro tutte le stampe di orari e coincidenze. Poi esco dalla porta e segnalo alla mia Biancaneve il banco a cui può richiedere i biglietti del treno.
Mi sorride e poi si allontana. Ma ormai io ci sono troppo dentro e decido di prendermi un ghiacciolo al bar e controllare che vada tutto bene. L’uomo accigliato che sta dietro il vetro della biglietteria parla un attimo con lei e poi si dà da fare più di me. Osservo che con il passare dei minuti perde l’espressione contratta e prende il tempo per lei. Le fa grandi sorrisi gentili pure, anche lui stregato dai suoi modi da fiaba.
Quando la signora Marconi riprende suo marito sottobraccio, mi ridesto anche io e rientro in ufficio pensierosa. “Esistono persone che sanno colare l’anima. Sprigionano talmente tanto coraggio che riducono tutto come questo gelato, che non ho mai mangiato perché si è sciolto per il calore” dichiaro al mio condizionatore con cui riprendo a parlare mentre butto lo stecco nel cestino in questa estate senza fine.


