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Alzano, quella tenda di Ilaria che denunciò il caro affitti per gli studenti universitari: “I promessi studentati? Nemmeno la metà. E gli affitti vanno sugli 800 euro al mese”

«Ma quindi il problema è stato risolto? No, ovviamente, e si vede anche dai numeri».
Ilaria Lamera non ha dubbi e giri di parole. Fu lei, residente ad Alzano lombardo, che nel settembre del 2023 piantò la sua tenda davanti alla sede del Politecnico di Milano in segno di protesta contro il caro affitti, e diede così avvio ad un movimento di contestazione che si diffuse in tante città italiane sede di atenei. Lei, che da Avvenire è ritenuta la causa primaria di un’attenzione da parte della politica verso il problema dei fuori sede e dei costi per gli alloggi, critica il bilancio della ministra dell’università Anna Maria Bernini, a proposito del piano housing finanziato dal Pnrr. «Di sicuro il problema non è stato risolto nella pratica e si vede che anche le promesse non sono state mantenute, ma soprattutto quello che noi chiedevamo, ovvero posti in studentati pubblici, quindi che venissero gestiti pubblicamente, invece poi sono stati quasi tutti dati in gestione a privati, che poi ovviamente, per la maggior parte possibile dei posti tengono un prezzo di mercato se non più alto».
Però la Ministra dice che avevano promesso 60 mila posti e ne faranno ben 63 mila e 200.
«Intanto bisogna dire che per ora ne hanno finiti solo 33 mila, e gli altri lei dice li finiranno nel 2027. Però è tutto da vedere. E poi, ripeto, va bene anche se ne hanno già costruiti la metà, ma sono stati dati praticamente tutti in mano alla gestione privata. Questa per me non è una vittoria, anche perché la percentuale di posti letto che vengono dati tramite diritto allo studio sono davvero pochissimi».
Invece Bernini parla di prezzi calmierati e quindi più accessibili. Anche questo, secondo Lei, non è abbastanza?
«No. Ad esempio a Milano questi nuovi alloggi vengono dati sugli 800 euro al mese, che è certo più basso del prezzo di una camera a Milano. Ma il problema è che il prezzo medio è folle e va a coprire quasi tutto lo stipendio di un operaio o un impiegato che guadagna 1200 euro al mese. Quindi questa soluzione non aiuta il diritto allo studio. Per di più, la maggior parte di questi studentati includono servizi come le pulizie o servizi extra, tipo la mensa, la palestra o la piscina. Sono tutti servizi di lusso che non servono a una persona che sta semplicemente cercando di studiare. Andare a vivere fuori di casa per fare l’università dovrebbe servire anche a diventare adulti, a uscire dalla famiglia di origine, che vuol dire anche responsabilizzarsi, imparare a gestire da solo la propria camera, tenersela pulita, in ordine e imparare a cucinarsi dei pasti. E poi per quanto riguarda la parte sportiva, conpalestra e piscina, ci dovrebbero essere già le strutture pubbliche. Per me non ha senso pagare una camera magari mille euro perché ci sono dei servizi di lusso».
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