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Roberto Castelli, due volte ministro della Giustizia. Uscito dalla Lega nel 2023 sbattendo la porta

“La Lega è andata in crisi quando si è ammalato Bossi”

“Clusone, era un pezzo che non ci passavo, mi piace”. Roberto Castelli è di origini lecchesi ma da anni abita a Cisano, al confine con Pontida. “Ci posso andare a piedi, al pratone”. Il pratone è quello storico del raduno della Lega, la Lega di Bossi, perché Castelli dalla Lega di Salvini se n’è andato tre anni fa. Ministro in quota Lega in due Governi con Berlusconi premier, nella Lega è uno dei “pretoriani” di Umberto Bossi. In queste settimane tutti lo cercano, per capire cosa fare della Lega attuale, che sta precipitando nei sondaggi. Ma per capire cosa fare bisogna risalire a cosa era la Lega, perché aveva avuto consenso, cosa si proponeva di cambiare eccetera. Solo così si può discutere sul “che fare” adesso per fermare il crollo dei consensi.
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Quindi parliamo dell’inizio, com’è nata la Lega, con che intenti? E tu come sei diventato leghista? Bisogna ripartire da lì per capire perché adesso c’è tutta questa maretta e la contestazione della leadership di Salvini.
“Dobbiamo fare la storia. Io mi laureo nel ‘71 a Milano al Politecnico. Dal ‘71 faccio otto anni di lavoro come dipendente. Poi nell’80 mi sono messo in proprio come libero professionista. E lì ho cominciato a vedere la differenza tra lo stipendio netto e quello lordo nel senso che da libero professionista comincio a vedere le tasse che pagavo. Un sacco di tasse. E vedevo che c’era bisogno di strade, c’era bisogno di opere, c’era bisogno di intervenire sul territorio con ospedali, università e la risposta dei politici di allora era: non ci sono soldi. E mi chiedevo, ma come non ci sono soldi? Continuiamo a pagare un sacco di soldi in tasse, dove vanno a finire? Nell’86 vado a fare un giro in meridione, col camper, e lì ho scoperto dove finivano i nostri soldi. Perché sono finito nel famoso cratere, non so se lo ricordate, il cosiddetto cratere era tutta la regione dell’Irpinia dove stavano facendo la ricostruzione post terremoto, (poi ci fu anche la famosa commissione presieduta da Scalfaro che scoprì come erano stati sbattuti via migliaia di miliardi di soldi pubblici). Tornai arrabbiato. Mi sono detto, bisogna fare qualcosa. Ma cosa? A settembre mi arrivò un giornaletto, intitolato ‘Lega Lombarda’ in cui venivano denunciati questi fatti. Ce l’ho ancora incorniciato a casa. E mi sono iscritto alla Lega, quindi il mio percorso è cominciato in quel modo. Era il 1986”.
La genesi, quindi, è in linea con la prima Lega, la questione economica. Dove abitavi all’epoca?
“Allora abitavo ad Abbadia Lariana, e lì mi sono iscritto alla Lega perché ho capito che c’era uno squilibrio enorme tra le risorse che il Nord mandava a Roma e quello che al Nord tornava. Poi strada facendo ho cominciato a frequentare Bossi che mi ha introdotto ai temi del federalismo, dell’autonomia, ma diciamo che la mia prima spinta, come dicevo, è stata di natura economica”.
La Lega allora era poco più di un movimento di protesta, quelle grandi scritte sui muri. Ma c’erano stati i primi eletti in Parlamento e all’europarlamento.
“I primi europarlamentari, eletti nel ’89, sono stati Speroni e Moretti, che è di Nembro, ma nel 1987 erano stati eletti in Senato Umberto Bossi e alla Camera Giuseppe Leoni. Quando Bossi veniva a Como (avevamo già la sede di Como) quando andavamo al bar a bere il caffè non ci filava nessuno perché nessuno ci conosceva. Eravamo pochi, pochissimi”.
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