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Mario Barboni: “Sono morto e mi hanno risuscitato. La politica? C’è in giro troppa voglia di essere comandati. Ho fatto troppi funerali di partiti. Ma la politica o la fai o la subisci”

Per uno che venne dato per morto (“è vero, sono morto e risorto, fisicamente”), vederlo arrivare in redazione in bicicletta da Casazza a Clusone, è una sorpresa. Mario Barboni, 67 anni (a novembre scatterà il 68°). Politico navigato, sindaco, presidente di Comunità Montana, consigliere regionale, non si è ritirato a vita privata. Ma quel coma che lo ha fermato all’improvviso lo ha rallentato.
Partiamo dall’inizio. Chi ti ha avviato alla politica, prima ancora alla passione amministrativa, invece, che so, di giocare a calcio? “Allora, da piccolo mi piaceva giocare a calcio”
E già qui mi hai spiazzato. Giocavi a calcio? “Sì, ho fatto un po’ di campionati nelle categorie dilettanti, prima categoria, promozione”.
Il calcio
Ah, mica in cortile come tutti. In che ruolo giocavi? “Giocavo in attacco. Quando ero snello… Poi ho sempre avuto il difetto di avere molta facilità ad appesantirmi. Perché mi è sempre piaciuto anche mangiare e sbaraccare un pochettino. E poi piano piano mi sono ritirato”.
Ma giocavi nel Casazza? “Ho fatto le giovanili nella Pro Palazzolo. Ho fatto lì un po’, ho fatto qualche partita in promozione, allora era in promozione. Stiamo parlando degli anni 76, 77, 78. Poi ho fatto la seconda categoria, la prima categoria, Cividino, Calcinate, Chiuduno, poi sono tornato qui. Poi, per la verità, mi sarebbe piaciuto allenare. Ho allenato due anni. i ragazzi dell’Under 18. Ma ho avuto dei disguidi con la società… Ma per rispondere alla tua domanda di prima sulla passione politica, un mio zio, fratello di mia mamma, si chiamava Pietro Cantamessi, era un tecnico di un’azienda tessile in Val Cavallina, mi dice, dai impegnati un po’ nel comune, vieni in sede della Dc che stiamo facendo la lista. Avevo 26 anni e così mi hanno messo in Consiglio comunale. A 32 anni e mezzo, quasi 33, sono stato eletto sindaco, nel 1992. Prima, dall’85 al ’92 ho fatto l’assessore, allora c’erano gli assessori supplenti. Allora il sindaco veniva eletto dal Consiglio comunale. Poi nel ’93 è uscita la legge sull’elezione diretta del sindaco e sono stato altre due volte, diciamo che ho fatto due mandati e mezzo…”.
Sindaco a Casazza
Perché due mandati e mezzo? “Perché… nel 90, eleggiamo sindaco a Casazza Pier Giorgio Borra, il fratello dell’onorevole Giancarlo Borra. Era un dirigente di aziende delle acque, era della Levissima. Dopo due anni, ci ha detto, devo stare in azienda e così nel ’92 sono stato eletto al suo posto, poi ci sono state le elezioni del ’95 e quelle del ’99, perché i mandati per un periodo erano di 4 anni. Sono stato in carica fino al 2004”.
Per chi ha una certa età il cognome Borra è stato politicamente famoso in bergamasca. Ma non sapevo che i Borra fossero di Casazza. “Sì, anche se gli antenati provengono da Brescia”
Bisogna ricordare che con la legge del ’93 il limite per i sindaci era di due mandati consecutivi. Quindi hai mollato e cosa hai fatto?  “Ho fatto per cinque anni il presidente della Comunità montana di Val Cavallina, l’ultimo presidente della comunità montana, perché poi, nel 2009, c’è stata la famosa fusione delle tre comunità montane (Val Cavallina, Alto Sebino e Basso Sebino) nella Comunità Montana dei Laghi”
Che è stata una disgrazia… “Disgrazia è una parola un po’ forte, però diciamo che… non è vero che a mettere assieme dei territori diversi sia una cosa così meravigliosa, perché sono differenti nei bisogni, nelle esigenze, nelle interpretazioni, nei modi di fare, nei modi di essere: secondo me sarebbe stato molto meglio mantenere le tre vecchie comunità montane”
Il lavoro a Leffe
Che studi hai fatto?  “Studi io, purtroppo non li ho fatti perché ho dovuto… sono il secondo di sette fratelli, cinque sorelle e un fratello. E mio padre, quando noi eravamo piccoli, quindi quando io avevo otto, nove anni, si ammalò e sostanzialmente non era più in grado di lavorare. Allora le cure non erano quelle di adesso. E abbiamo dovuto girarci indietro le maniche e andare a lavorare. Ha studiato un po’ mio fratello. quello più piccolo. Lui si è preso il suo diploma, ha fatto l’alberghiero, allora è andato a Darfo perché c’era solo a Darfo, ha lavorato un po’ nella ristorazione e poi…”
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