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Per chi suona la campana?

È mezzanotte qui in valle ma io sono ancora sveglia. Forse è stato quel caffè che ho bevuto a metà pomeriggio, non lo faccio mai ma quando mi è stato offerto non stavo pensando alla caffeina che mi avrebbe fatto compagnia insieme al buio. Ero troppo concentrata sulle confidenze della persona che avevo di fronte. Un cuore, quando si apre raramente, si ode con maggior forza. La porta scricchiola tutta, è davvero pesante e anche se il proprietario prova ad aprirla, lo devi aiutare anche tu con entrambe le mani a spalancarla.
Sta di fatto che in questa notte buia e tempestosa (come afferma il mitico Snoopy che con la cuccia fuori al freddo di questi momenti ne sa qualcosa) l’unico suono che fa compagnia è quello della campana.
Se ne sta chiusa con altre in cima al campanile di Vilminore e canta spesso. Chiacchiera per le orecchie che la sanno interpretare in questo piccolo luogo montano. Esclude tutti gli altri e infatti io non la capisco. Conto undici rintocchi o magari dodici ed è tutto quello che posso intuire, che siamo a metà della notte. E siccome non riesco a dormire, provo a ricordare tutte le melodie che la campana si inventa di giorno. Fantastico su cosa vorrà mai dire e, mentre mi sento una grande esclusa, cado nel sonno. La mattina dopo nove rintocchi mi danno il Buongiorno. E fin qui ci siamo. A parte le ore tonde, tutti gli altri messaggi restano segreti. Ma la mia curiosità è più forte e quindi interpello alcune persone di casa, spiegando la mia perplessità. Ma cosa dicono queste campane, a parte segnare le ore e le mezz’ore? Il campanile della Chiesa Arcipretale di Santa Maria Assunta e San Pietro è il più alto della Val di Scalve e svetta dritto come un fuso in tutta la sua bellezza proprio di fronte al terrazzo di casa mia. È talmente alto, circa 67 metri, che sporgendomi dal balcone mi sembra di poterlo quasi abbracciare.
Conversa parecchio, durante il giorno e parte della notte, con i suoi attenti abitanti. Gli segna le ore e le mezz’ore e suona circa tre minuti di Ave Maria la mattina, a mezzogiorno e la sera. Prima della messa, come un pifferaio magico, raduna i fedeli con un arzillo scampanio che ridesta gli animi e invita ad affrettarsi sul sagrato. Sembra dire: “Accorrete! Non fate tardi che qui si inizia!”.
Se qualcuno muore, piange tre o quattro lacrime sonore a seconda se il defunto è uomo o donna. È capace anche di indicare se la persona viveva ancora nel paese oppure se ha fatto fortuna lontano. Se c’è messa serale al cimitero, sussurra il suo biglietto di invito. Quando c’è una festa, dà il meglio di sé con il famoso concerto campanario che fa ridere anche me, perché quella gioia è impossibile da travisare.
La cosa speciale di queste campane è che sono sopravvissute alle requisizioni belliche. Non sono state prelevate e fuse per farne dei cannoni, come è successo a molte altre, ma sono ancora quelle originali. Sono antiche voci scalvine queste qui, che hanno visto arrivare il megafono, il telefono, i cellulari, i giornali ma non hanno mai perso il fascino del loro messaggio. E soprattutto hanno sempre una funzione unica e a loro appartiene un richiamo chiarissimo per chi le sa ascoltare. Quindi torna la mia domanda: “Per chi suona la campana?”. Per chi la sa ascoltare.