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Il ‘dirittismo’ e la sinistra

Sembra dunque che il “Woke” sia finalmente defunto. Lo ha certificato la deputata democratica americana Alexandria Ocasio-Cortez. L’espressione “Stay woke” – stai sveglio – è entrata nel lessico politico nel 1938 attraverso una canzone del bluesman Lead Belly, dedicata a nove ragazzi americani, che rischiarono di essere impiccati per uno stupro, di cui furono falsamente accusati. L’esortazione a stare svegli era un invito a combattere le discriminazioni razziali e le ingiustizie sociali. Ma è dal 2014, anno del Black Lives Matter, che la parola “sveglio” ha allargato la propria estensione semantica dalla denuncia delle ingiustizie dovute all’origine razziale a quelle dovute a sessismo, violazione dei diritti LGBT e dell’identità di genere. Il punto di partenza è ineccepibile: quello della dignità assoluta della persona umana. Ma il teorema, che sta alla base dell’intera vicenda politico-filosofica dell’Occidente, è stato subito declinato in termini di individualismo assoluto identitario. Una persona è definita dalle particolarità che la rendono unica, irrepetibile, assoluta. Le particolarità? Il genere, l’etnia, l’orientamento sessuale, abitare in centro o in periferia, in pianura o in montagna, preferire la lirica o il jazz… La persona non è più la “rationalis naturae individua substantia” universale, come suggerivano san Tommaso nella sua famosa Summa e, dopo di lui, tutti i pensatori liberali moderni, perché questa sostanza la farebbe assomigliare troppo a qualsiasi altra.
No, è determinata dai suoi accidenti. Sono questi che conferiscono l’identità e il sigillo originale all’individuo. Fissata così l’antropologia filosofica di fondo, scatta il combattimento all’arma bianca di ciascuno contro ogni altro per il proprio riconoscimento. Ciascuno rivendica diritti totali e in perenne espansione. Si formano così comunità che condividono le stesse pretese: gli LGBTQ+, le donne, i neri, i latinos ecc…
L’idea di fondo è quella di “una società di minoranze” e dei diritti come “risarcimento” per pregresse storiche ingiustizie. I diritti non sono conseguenza di una sostanza uguale per tutti, ma di storie diverse di ciascuno.
I Diritti non sono più universali, sono particolari. L’acme è stata raggiunta con la cosiddetta “intersezionalità”: se sei di genere femminile, possibilmente nera, possibilmente trans, possibilmente povera, allora tutti i disagi/esclusioni si accumulano fino a collocarti in cima ad ogni graduatoria degli “aventi diritto” ad un posto di lavoro, nell’Accademia, nell’Amministrazione pubblica, nell’azienda. L’omni-dirittismo ha sostituito il merito, la competenza, la morale. Il bene/male e la virtù/vizio hanno cessato di fondare i comportamenti e i giudizi di valore. Le conseguenze sociali/relazionali sono state devastanti in tutti e tre i settori sopra ricordati. Potevi essere una brillante promessa nel campo della Fisica teorica, ma se eri bianco, eterosessuale, di ceto medio, la strada ti era preclusa.
Così il movimento woke, partito dall’attraente idea dell’inclusione (vocabolo ormai infestante, letto persino in autostrada su un camion di logistica) è approdato all’esclusione. A farne le spese è stata soprattutto l’autocoscienza storica dell’Occidente. È tristemente noto l’abbattimento della statua di Cristoforo Colombo e quello minacciato delle statue di Jefferson e di Churchill. Ma, soprattutto, si è affermata la pretesa nelle Università di purgare i Classici, da Platone, a Dante, a Shakespeare… accusati di sessismo e di razzismo. Dante ha collocato il suo amico gay, Brunetto Latini, nell’Inferno! Mancano, per ora, i falò alla Savonarola e la sua Polizia morale.
I nostri wokisti hanno dimenticato che l’Inquisizione, le studentesche Burschenschaften tedesche dell’800 e il Comunismo e il Nazismo nel ‘900 hanno ferocemente praticato le purghe. Heinrich Heine aveva già messo in guardia: “Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini”.
Ora, pare che i Democratici americani stiano capendo la dura lezione della storia. Hanno dovuto vedere ben due rielezioni di Trump alla Presidenza per rendersi conto di essere usciti dai binari del liberalismo storico.
Quanto all’Italia, Giuseppe Conte, ha capito per primo l’antifona ed è corso a raddrizzare la barra. La mossa è furbesca: spera di vincere le primarie del Campo largo. Ma a sinistra non si avverte finora nessuna resipiscenza.
D’altronde, se il mix di antipolitica populista, di moralismo elitario, di omni-dirittismo è la piattaforma ideologica della segreteria Schlein, come potrebbe smontarla in pochi mesi, dopo che ha distrutto le basi sociali e la cultura politica della sinistra storica in Italia?