Cervi, lupi, cinghiali, orsi e nutrie si stanno prendendo il bosco
Quando arretra l’agricoltura, il bosco si rimangia quello che gli avevamo sottratto, a fatica, soprattutto in montagna. Ed è proprio con lo spopolamento della montagna, l’abbandono di zone coltivate e pascolive, che provoca l’avanzamento del bosco. Che un tempo a sua volta era “coltivato” perché era redditizio e forse lo sarebbe ancora se non fosse che, come abbiamo raccontato in altre edizioni di araberara, non si importasse legname e legna da ardere dall’estero, perché “costa meno”. Inutile adesso rimpiangere i tempi in cui in ogni paese montano “si andava per legna e fieno magro” per affrontare il lungo inverno. Il bosco, è vero, corregge anche le devastazioni provocate dall’uomo e dalla sua voracità. Ma diventa boscaglia. Ed è nell’impenetrabilità della boscaglia che gli animali si riprendono spazi che gli avevamo sottratto. Ed ecco i dati allarmanti. Il bosco guadagna terreno, troppo. Sempre meno curato, sempre meno abitato, almeno dalle persone, i centri abitati indietreggiano, e gli animali tornano a farsi vivi. E non sarebbe nemmeno un male se alcuni di questi animali non fossero pericolosi, cinghiali, lupi e anche alcuni cervi (un paio di numeri fa avevamo raccontato la terribile disavventura di un uomo di Bossico aggredito da un cervo mentre camminava poco fuori dall’azienda dove lavora nella zona tra Sovere ed Endine).
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