Albino, Zanga e la morte di Fakir: “Uno di meno”. Diluvio di critiche (ma anche di consensi): “Io pentito? No, ripeterei quello che ho scritto”. Le minoranze chiedono le sue dimissioni
“Un bel tacer non fu mai scritto”. Molti hanno forse pensato a questo, leggendo le frasi di Davide Zanga, presidente del Consiglio comunale di Albino, sulla morte del 42enne Abderrahim Fakir a Bologna. Una morte che ha scatenato un putiferio di polemiche politiche che per giorni hanno avvelenato l’Italia. Molti altri hanno però probabilmente pensato: “Ecco uno che dice le cose che pensiamo in molti”. Fatto sta che Zanga e il suo “Uno di meno” scritto sulla sua pagina Facebook sono arrivati addirittura in Parlamento, in seguito all’interrogazione presentata da un senatore di sinistra ai ministri dell’Interno e della Giustizia in cui si parla di “espressioni disumane e lesive della dignità umana pronunciate da esponenti politici, nonché rappresentanti delle istituzioni locali”.
Abbiamo sentito Zanga, consigliere comunale della lista ‘Noi Albino – Fratelli d’Italia – Civicamente Albino’ alcuni giorni fa e gli abbiamo chiesto se si fosse pentito di quanto scritto, in particolare della frase: “Uno di meno mi vien da dire, dove non arriva la giustizia italiana, arriva quella divina”.
“Io pentito? No, se tornassi indietro ripeterei quello che ho scritto. E ti spiego anche il motivo. Il mio post, compresa quella frase, era volutamente provocatorio, perché la mia intenzione era di creare una discussione. Ho scritto quelle frasi anche perché ne ho veramente piene le balle di quello che sta capitando, anche qui ad Albino. Ne ho piene le balledi vedere anche da noi persone, quasi tutte straniere, che fanno quello che vogliono, sfidando la legge e le regole del quieto vivere: gente che spaccia alla stazione della Teb, che occupa edifici al Quartiere Fiorito, che rompe le vetrine, che fa casino fregandosene degli altri. Tempo fa, alle due del pomeriggio, portavo mio figlio nel mio ufficio e, passando accanto alla stazione della Teb, c’erano vari ragazzi e ragazzini, quasi tutti stranieri, che facevano casino e lo fanno sempre, certi di restare impuniti. Poi, uno di questi ragazzini lancia una bottiglia che sfiora mio figlio, si rompe e vanno pezzi di vetro ovunque. Quando gli ho detto qualcosa mi ha risposto: ‘Succhiamelo’. Mi veniva voglia di dargli due schiaffoni, ma ci ha pensato alcune ore dopo sua madre. Alle 4 e mezzo del pomeriggio ero nel mio ufficio, lì vicino, e sento dei rumori all’esterno. Guardo per vedere cosa stava succedendo e la mamma di quel ragazzino gli stava dando tanti schiaffoni, mentre gli altri bulletti se ne stavano zitti e con la cresta abbassata. Ecco, quella mamma straniera è un esempio di integrità a differenza del figlio. Ho scritto quel post anche perché ritengo assolutamente da condannare l’atteggiamento del sindaco di Bologna, che non ha fatto altro che aizzare gli animi contro le forze dell’ordine e contro lo Stato. E non tollero che si voglia far passare che stiamo arrivando a uno Stato di polizia, a uno Stato fascista. Questo non lo tollero!”.
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