Tre figuracce che il governo si poteva risparmiare. La prima è la sospensione del trattato di Schengen, la zona di libera circolazione senza controlli alle frontiere interne, istituita il 14 giugno 1985 con l’accordo che prende il nome dall’omonima cittadina lussemburghese in cui venne sottoscritto da Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi.
L’Italia ha aderito all’accordo nel 1990. Attaccare in così malo modo la Spagna che ha subito un’invasione abusiva da parte del Marocco nella regione di Ceuta, nel nord Africa, ha il sapore della propaganda spicciola che prima o poi si rivolta verso il nostro paese.
Che avrebbe dovuto fare Sanchez oltre a rimpatriare i natanti arrivati sulla costa dopo aver lasciato per strada 88 annegati? Fucilarli sul posto? Come si può aggredire così a freddo un alleato europeo che deve occuparsi degli stessi problemi che ha la nostra nazione e sui quali il governo non ha trovato per ora nessuna soluzione efficace e credibile?
Anche il cittadino più sprovveduto sa bene che nessun cittadino marocchino arrivato nell’enclave di Gibilterra avrebbe potuto prendere un aereo per arrivare comodamente da clandestino in Italia. E allora il provvedimento si riversa solo ed esclusivamente sui cittadini spagnoli, cittadini europei come noi. Vi sembra logico e produttivo per l’Italia?
Altra propaganda di bassa lega il caso di Mario Roggero. Colpisce emotivamente il fatto che il gioielliere abbia subito alcuni furti e dei delinquenti abbiano violato il suo sacrosanto diritto di commerciare e di vivere tranquillo. Ma il nostro Stato, che ha eliminato definitivamente la pena di morte nel 1889 (Codice Zanardelli), può concedere questo diritto a un privato cittadino senza ricadere nella legge del taglione presente nel Codice di Hammurabi (1750 a.C.) in Mesopotamia e nella Bibbia (Antico Testamento)? Il diritto alla difesa personale è garantito dai nostri ordinamenti, ma non può tradursi nella libertà di vendetta e di esecuzione dei malviventi, che hanno sicuramente il torto di aver violato le leggi che contrastano i furti e li puniscono, ma che non possono essere giustiziati a morte da chi ha subito gravi torti, ma non è stato nemmeno ferito.
Che cosa dovrebbe decidere allora lo Stato per chi ha provocato le stragi degli anni sessanta, settanta, ottanta? Ripristinare la pena di morte per chi ha responsabilità inenarrabili? Torturare i colpevoli per anni per provocare sofferenza continua a chi ha ucciso persone innocenti gettando nell’angoscia amici e famigliari? L’istinto ci direbbe di sì. Ma se la magistratura è obbligata a proporzionare le pene anche in casi gravissimi, il privato cittadino può al contrario usare metodi che gli stati democratici hanno gradualmente abolito dopo le acute analisi di Cesare Beccaria (1738-1794)? Se si concede il diritto di comminare la pena di morte a un singolo cittadino si può proibirla allo Stato che tutti ci rappresenta? Uno Stato dev’essere governato dalla ragione anche quando ciò provoca disagio, non dalle emozioni che derivano sempre dalla parte animale del nostro cervello, non dalla corteccia dove risiede la coscienza. Per concludere accenno alle dichiarazioni della premier Meloni sulla strage di Bologna del 1980 in occasione della commemorazione del 2 agosto. Capisco la reticenza di Fratelli d’Italia a dichiararsi antifascisti. Entrerebbero in contraddizione con la loro storia. Ma in questo caso basta la condivisione senza se e senza ma dei principi della nostra Costituzione per essere contrari a ogni dittatura. Invece sulle stragi terroristiche che hanno insanguinato il nostro paese per anni non si può essere reticenti. La sinistra dopo l’uccisione di Guido Rossa ha fermamente condannato e contrastato il terrorismo rosso e ha smesso con la teoria assolutoria dei “compagni che sbagliano”. La destra con le orrende stragi fasciste non ha mai fatto i conti. Basterebbe questo per dire che è inadatta a governare. Ne dovrebbero essere convinti soprattutto gli elettori. Di tutti gli schieramenti.


