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La Lega precipita nei sondaggi: “Nostalgia? No, realismo. Bisogna tornare a interessarci del nord e del federalismo. Se Salvini non è d’accordo cambiamo il Segretario”

Gli interventi di Anelli, Belotti, Camillo Bertocchi, Cristian Invernizzi, Marco Maninetti, Massimo Scandella, Marco Zoppetti, Alberto Ongaro

“Nostalgia canaglia”. Al Bano Carrisi e Romina Power lo cantano da quasi quarant’anni. Ma in questo periodo di turbolenze interne e grande calo nei sondaggi, la canzone arrivata terza al Festival di Sanremo 1987 sembra essere la hit estiva di una Lega sempre più spaccata.
Infatti, venerdì 24 luglio Il Foglio ha scritto che in una cena a villa Angelucci con i parlamentari leghisti, il leader Matteo Salvini si è scagliato contro il capogruppo dei sanatori del Carroccio Massimiliano Romeo, Luca Zaia, ex presidente della regione Veneto, e Attilio Fontana attuale governatore della Lombardia, perché secondo il Capitano rappresentano “il Partito del Nord” che è “una roba da nostalgici. La vecchia Lega? Non esiste. Il mondo è cambiato. Lo volete capire?”.
Dopo questo articolo il Ministro delle infrastrutture ha annunciato la sua querela al quotidiano, ma non ha reso pubblica nessuna smentita ufficiale di quelle parole.
Quindi, sui social è arrivata la risposta di Roberto Anelli, consigliere regionale del Carroccio che ha condiviso un’immagine del presidente lombardo, logicamente su sfondo verde Padania, con la scritta “Se Fontana è nostalgico allora lo sono anche io”. Adesso aggiunge: «Il mio discorso è stato aperto da un se dubitativo, sul fatto che Il Foglio abbia riportato la notizia veritiera, oppure no. Nel momento in cui fosse veritiera, io sto con Fontana perché lo stimo e perché secondo me è uno dei migliori governatori in Italia». E ancora Anelli: «In questo momento c’è da mettere in discussione la linea politica della Lega, che non avvertiamo più come prima una linea politica del nord. Messa in discussione questa vediamo quali possono essere gli aggiustamenti per tornare a parlare dei nostri artigiani, delle nostre piccole imprese e della gente comune che è sempre quello che ci ha contraddistinto. A Roma facciano quello che è giusto per l’Italia, ma noi qui al nord dobbiamo fare quello che è giusto per il nord. Non è un momento facile, ma ne usciremo ancora compatti perché i leghisti hanno nel loro Dna questo spirito. Quelli che sono usciti, sono quelli che sono entrati per interessi personali. I leghisti della prima ora, forse non hanno rinnovato la tessera, ma restano sempre leghisti».
La stessa immagine è stata condivisa su Facebook anche da Daniele Belotti, deputato per la Lega tra il 2018 e il 2022, che quattro anni fa non fu più ricandidato: «Una dichiarazione simile contro i governatori e quarant’anni di storia della Lega, non è stata presa bene dai militanti storici. Bergamo è la provincia dove il leghismo è stato più radicato sia come numeri elettorali, sia come numeri di militanti e amministratori. La Lega è nata negli anni Ottanta con una linea che adesso si è persa. Perciò serve un’ampia riflessione interna, sia sui programmi, sia sulle persone».
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