Dici che è ora che mi aspetto? O aspetto senza avere ore. Camminando piano senza fretta a fianco di auto in coda che invece di fretta ne hanno. Guardo i miei passi, attratti dall’ombra; dici che agosto è l’estate. Al fiume i sassi scottano di bianco acceso e i tuoi sandali di gomma colorata, immersi nell’acqua. Dici che agosto è il vero mese delle notti estive e dei film brutti ma belli. Attratta dalle cicale, la tua bocca ha il sapore di gelato al pistacchio, di cinema all’aperto e delle canzoni degli Eagles. Ora non so. Non so più. Una volta era così. Ora è tutto allungato, tutto diverso, tutta vacanza o tutto lavoro. Ma io resto tra i miei alti e bassi che se ne fregano delle stagioni. Dici che mi tengono in equilibrio. Come il respiro. Che entra ed esce. Non potremmo vivere solo inalando o solo esalando aria. Sono necessari entrambi. Eppure, cerchiamo sempre gli alti, di noi stessi e degli altri, della vita. Come se i bassi fossero un fallimento o una perdita di tempo o un casino disastroso.
Dico che non è così. Quel dolce dondolio degli opposti mi tieni in piedi da sempre. La mia parte misteriosa e incasinata, che ha a che fare con il buio, con qualcosa di sconosciuto. Che poi questo buio non è poi da illuminare, non devo rialzarmi, il mio silenzio non è da raccontare. Devo solo attraversarlo e vivermelo. Come faccio con gli alti. Per stare in equilibrio. Tu continua ad appoggiare i sandali nell’acqua fresca. Che guardarti mi fa stare bene. Cosa dici?


