Berzo S. Fermo, Michele, i suoi 27 anni e l’amore per la cucina. Lo chef Mario Bena: “Oltre alla passione, lui era un ragazzo sveglio, con tanta voglia di fare e di scoprire cose nuove, lanciato verso l’alta cucina”
Michele aveva soltanto 27 anni e un’enorme passione per la cucina. A raccontarlo lo chef Mario Bena, suo amico
“È una cosa a cui non ho mai pensato, perchè fare il cuoco è sempre stata la mia fissa”. Michele Cambianica aveva risposto così al chef stellato Philippe Leveillé, patron del ‘Miramonti L’Altro’ di Concesio, in un breve e simpatico video realizzato un paio di settimane della scomparsa del giovane originario di Berzo San Fermo. Lo chef francese gli chiedeva cosa avrebbe fatto se non si fosse dedicato alla cucina, ma il 27enne (avrebbe compiuto 28 anni il 25 novembre) aveva le idee chiare. Anzi, le aveva talmente chiare che non sapeva concepire per lui un mondo diverso da quello dei fornelli, ma a livelli alti. Però, la strada di questo giovane cuoco emergente si è interrotta troppo presto per un male incurabile.
Prima di approdare alcuni anni fa al ‘Miramonti L’Altro’, Michele ha lavorato, facendosi le ossa, in altri ristoranti del nostro territorio. Tra questi, uno rinomato ben oltre i confini della Val Cavallina, la ‘Locanda Armonia’ di Trescore Balneario.
Mario Bena, socio e chef del ristorante, era amico di Michele, tanto da aver ancora frequentato la casa in cui il ragazzo viveva insieme ai genitori e al fratello (anche lui appassionato di cucina). Lo abbiamo contattato per raccontarci di lui.
“Quando è venuto da noi circa dieci anni fa – spiega Mario – a me è subito piaciuto, perché metteva passione nel lavoro e aveva tanta voglia di imparare. Si vedeva che amava la cucina e questo faceva piacere a me e aGigi, l’altro cuoco della Locanda Armonia. Michele ha fatto da noi un’intera stagione e in seguito è venuto ancora qui a fare qualche extra quando lui era libero e a noi serviva un valido aiuto in cucina.Siamo comunque sempre stati in contatto e ogni tanto passavo a trovare lui e suo fratelloMax(anche lui è stato da noi) a casa loro, a Berzo. La loro mamma mi preparava il caffè, tanto che l’altro giorno, quando sono andato al funerale, all’uscita ho salutato la mamma e le ho detto: ‘Guarda che passo ancora a bere il caffè da voi’. Giusto un paio di mesi fa, Michele mi aveva scritto perché gli serviva una ricetta; infatti, quando c’era qualcosa di particolare, legato alla cucina molecolare, lui sempre arrivava da me mandandomi un messaggio: ‘Mario, questa cosa come si fa? Mi dai un suggerimento?’. E a me questo faceva piacere”.
Quando ha cominciato a lavorare da voi, Michele era giovanissimo. Si intuiva fin da allora che aveva una predisposizione per la cucina di alto livello?
“Sì, lo si è visto fin da quando ha cominciato a lavorare da noi. Oltre alla passione, lui era un ragazzo sveglio, con tanta voglia di fare e di scoprire cose nuove, lanciato verso l’alta cucina, tanto che quando è andato al Miramonti L’Altro, non è stata per me una sorpresa. Sapevo che avrebbe fatto strada nel mondo della ristorazione. Ricordo che quando lui lavorava in un altro ristorante, era venuto a trovarci e aveva detto a me e a Gigi: ‘Mi hanno proposto di andare a fare qualche extra da Philippe al Miramonti’ ma era un po’ titubante. Io gli ho detto: ‘Corri, devi andarci subito senza pensarci nemmeno un secondo’ perché per noi chef, Philippe è un’istituzione, il suo è uno dei ristoranti più belli d’Italia. Michele è andato al Miramonti e sono felicissimo che abbia trascorso là gli ultimi anni della sua vita”.
ARTICOLO COMPLETO SUL NUMERO IN EDICOLA DAL 7 AGOSTO

