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Tavernola, il “Maestro Bonomino”, le sue sfuriate e l’allegria

Rosario Foresti
Con la morte del “Maestro Bonomino” scompare uno degli ultimi, anzi sicuramente l’ultimo degli “storici” insegnanti di Tavernola ed appunto qui lo vogliamo ricordare nella sua professione di “maestro”, professione che ha esercitato per più di quarant’anni, quasi sempre nell’altrettanto storico edificio scolastico di Tavernola in via Roma. Poco più che ventenne, dopo il servizio militare prestato come sottotenente degli Alpini, e dopo un breve periodo di lavoro in ufficio in cementeria, vinse il concorso di insegnante ed entrò nel mondo della scuola. Nel primo anno di prova fu assegnato alla scuola elementare di Caravaggio, o di un paesino da quelle parti, con viaggio di andata e ritorno giornaliero in auto: amava ricordare scherzosamente quel periodo perché, tanto sulla strada di andata che su quella di ritorno, più o meno nello stesso punto, incrociava in auto un collega maestro di Caravaggio, anche lui nell’anno di prova, che era stato invece assegnato alla scuola elementare di Vigolo e si diceva: ma non potevano assegnarci ai nostri paesi evitandoci un viaggio così lungo? Assurdità della burocrazia statale! Preso poi posto nella scuola di Tavernola si trovò subito a contatto e a suo agio con i maestri storici che ai tempi erano in servizio: Eliseo, Rosa, Clelia, Canfora, Biancheri, Marchetti, Emilio, Anna Maria, Matilde, ecc… Erano quelli gli anni in cui la professione di maestro dava una posizione di prestigio nell’ambito sociale del paese e lui ne andava fiero.
Col passar degli anni e col conseguente pensionamento di tanti colleghi divenne poi lui stesso il “maestro storico” e per tanto tempo ricoprì la carica di “capogruppo”, cioè l’insegnante a cui tutti i colleghi dovevano riferirsi nel disbrigo della burocrazia didattica. Per diverso tempo ricoprì anche il ruolo di “Vicario”, cioè del sostituto del Direttore Didattico, e per questo per un certo periodo venne anche staccato dall’insegnamento per aver tempo di dedicarsi alle pratiche d’ufficio.

Omobono, sindaco per 4 mandati: fianco a fianco sotto il simbolo della Democrazia Cristiana

Natale Colosio
Nel 1974 avevo 23 anni e sono stato eletto a Segretario di Sezione dall’assemblea degli iscritti alla Democrazia Cristiana. Il direttivo era formato da 12 membri e prima di ogni Consiglio Comunale dovevamo svolgere un pre-Consiglio con i consiglieri comunali di maggioranza nella sede del partito di via Pero, ex sede dei carabinieri.
In questi pre-consigli si discuteva di tutte le pratiche che dovevano essere votate dai consiglieri e devo dire con franchezza che è stato un compito che mi ha portato ad avere un rapporto importante e significativo con l’allora Sindaco dott. Omobono che aveva 41 anni.
Nel 1975 sono stato eletto in Consiglio Comunale e ho svolto il compito di capogruppo di maggioranza. In quella occasione avevamo eletto sindaco il dott. Omobono Fenaroli; poi in quella seduta avevamo indicato i due rappresentanti di maggioranza nella Comunità Montana del monte Bronzone e Basso sebino, che furono Omobono e il sottoscritto. Ricordo nel 1978 una telefonata a casa mia da parte del ministro delle finanze Filippo Maria Pandolfi, che voleva venire in campagna elettorale a Tavernola la sera stessa. Fu una serata speciale, fece un comizio in piazza, sotto il campanile, c’era parecchia gente di Tavernola, poi andammo nella sede Dc dove io come segretario Dc e Omobono come sindaco, insistemmo sulla necessità di avere dei soldi che servissero ad allargare la strada Sarnico-Tavernola, una strada stretta ed angusta utilizzata da parecchi camion della cementifera. Poi andammo a mangiare la pizza da “Giacomo” che la offrì gratuitamente a tutti. La cosa più importante è che nell’arco di qualche mese arrivarono i soldi in Comunità Montana e in pochi anni la strada fu quasi finita.
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