L'intervista
|Luca Tiraboschi, che reinventò Italia 1: “Il mio quarto romanzo. Silvio Berlusconi mi diceva, portami 100 idee e almeno 10 le facciamo”
Scrive romanzi, un mago della televisione, che le sue magie le ha fatte nella programmazione, rivoluzionando Italia 1 partendo da assistente dell’assistente di Giorgio Gori
Ha scritto il suo quarto romanzo. Ma come, scrive romanzi un mago della televisione, che le sue magie le ha fatte nella programmazione, rivoluzionando Italia 1 partendo da assistente dell’assistente di Giorgio Gori, al tempo direttore di Canale 5, uno che ha il record di direzione del palinsesto di una tv generalista (14 anni) e l’ha rivoluzionata, un “rompiballe” al quale Berlusconi (“Silvio non l’attuale”) diede carta bianca: “Lui mi diceva sempre, noi ti abbiamo preso perché tu esageri. Devo essere io a fermarti. Tu devi portarmi 100 idee perché se mi porti 100 idee Dieci rimarranno nella storia della televisione. Le altre 90 faranno cagare e le buttiamo via. Ma dieci rimarranno nel patrimonio culturale collettivo. Ed è quello che è successo”.
Luca Tiraboschi, 62 anni, come quello che per un periodo è stato il suo “capo”, appunto Giorgio Gori, è stato tentato dalla politica. Sono venuti a tirargli la giacca a Bergamo, due volte per candidarsi proprio contro Gori, una volta contro l’attuale sindaca Elena Carnevali. E, come S. Pietro, per tre volte ha rinnegato, pardon, ha negato il consenso. Perché Tiraboschi è nato a Bergamo e abita in città alta.
Prima parliamo del suo quarto romanzo poi torniamo a raccontare la storia delle televisioni generaliste, di Mediaset (e anche di Rai), e della sua voglia-reflusso di tornare alle origini, alle tv locali. Il titolo del suo quarto romanzo è “Il ladro del tempo: la XXV ora”.
“E’ la storia di un uomo che per ragioni legate a un trauma molto forte della sua vita giovanile, si trova a diventare, suo malgrado, monarca di un piccolo stato indipendente che lui rende ancora più indipendente, più forte, più autonomo, al punto da diventare una specie di zona franca dell’esistenza umana. In un luogo che tu devi immaginare collocato su un’isola in mezzo al mare del nord, mare sempre in burrasca, un’isola totalmente autonoma che lui governa per 30 anni in maniera dittatoriale”.
Uno staterello totalmente autarchico.
“Totalmente autarchico. Lui è una specie di Putin buono, se mi passi il termine. È proprio un re che si dedica alla popolazione amandola ed essendo riamato. Ma poi si rende conto di aver fatto tutto solo per gli altri. Il suo senso di colpa è stato espiato? Si chiede. A quel punto si rende conto di avere la necessità di trovare del tempo per sé. Ma per avere il tempo per sé dovrebbe sottrarlo alla gestione dello Stato. Quindi si inventa un artificio meraviglioso un macchinario scientifico che deriva da degli esperimenti di Einstein poi riprodotti da due fisici tedeschi nel 71. Quindi riproduce un meccanismo particolare, che non ti svelo perché fa parte della storia, col quale lui riesce a far andare il tempo più veloce nelle 24 ore normali, a 58 minuti anziché 60, e ruba due minuti ogni ora e crea la venticinquesima ora, e lui riesce in quest’ora a vivere quella che è la sua vita per sé. E lì sembra che tutto funzioni, no? Per cui non ha sottratto il tempo alla popolazione, gli rimangono 24 ore dai 58 minuti. Ma ne ha creata una venticinquesima per sé. Tutto funziona finché naturalmente, come in tutte le vicende, accade il trauma. Così come il trauma aveva causato il fatto che lui diventasse monarca, così il trauma durante la venticinquesima ora lo riporterà nell’abisso”.
C’era un film degli anni ’60 intitolato “La 25ª ora”, poi un libro e un altro film del 2002 sempre sulla 25ª ora…
“Non c’entrano niente, è un fatto di pura omonimia, c’è stato anche un programma televisivo della RAI che si chiamava 25ª ora, su RAI 3 mi pare, un programma notturno di approfondimento particolare però non c’entrano con questa vicenda”.
La domanda è: non leggono più i giornali, non legge più nessuno, tutti vanno sui social. Allora che senso ha scrivere un romanzo, lo scrivi per te stesso, vende?
“Ha poco senso onestamente, hai assolutamente ragione. Se dovessi fare un’analisi oggettiva è totalmente insensato perché per scrivere un libro come questo io ci ho messo sette mesi full time tutti i giorni con una metodologia proprio di quelle strong perché ogni giorno mi dedicavo un numero cospicuo di ore alla scrittura. Poi per vendere devi fare la tournée che io faccio andando in giro dappertutto, siamo stati a Parma poco fa. Solo tra benzina, autostrada, mangiare, bere, vendi dieci copie là, è chiaro che diventa totalmente anti-economico. Però è una cosa che non si fa per il danaro, tranne qualche raro caso di scrittore che invece riesce a farlo. Lo si fa per assolvere. a una sorta di auto… come dire?, autodifesa, si fa per gratificare se stessi e si fa anche per trovare una corrispondenza di amorosi sensi con qualcuno che abbia letto e che si trova in sintonia con te. Ti faccio un esempio: l’altro giorno ero in palestra e ho incontrato nello spogliatoio un signore che non conoscevo il quale mi ha detto che è andato in vacanza e si è portato tutti i miei tre libri precedenti che ha preso in biblioteca perché sono esauriti e si è comprato questo quarto e si è portato tutta la mia produzione in vacanza. E poi ha fatto dei ragionamenti scoprendo anche soluzioni che io neanche avevo pensato. Quindi tu scrivi una cosa e Il lettore ne legge un’altra. Capita ai pittori, ai musicisti, uno crea e un altro interpreta a modo suo. Quindi alla fine, tornando alla domanda se ne vale la pena, direi, meglio andare al tennis, meglio andare in giro con l’Harley, meglio fumare la pipa. Se invece diventa una cosa legata un po’ al sentimento e un po’ anche all’amor proprio, allora ci sta”.
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