Il caso, la “cantonata” sull’ex Colonia Dalmine di Castione
L’ansia, la fretta di battere sul tempo anche gli amici di partito, rivendicando meriti da trasformare in crediti tra un anno e mezzo (elezioni regionali) quando la partita si giocheranno contro gli avversari certo (ma a quello ci pensa il partito di riferimento, tanti voti, tanti seggi) ma soprattutto all’interno, tra i candidati dello stesso schieramento. Così si spiegherebbe l’errore (i suoi colleghi, anche di maggioranza, in Regione l’hanno definito in modo più colorito, e la definizione più blanda è stata “cantonata”) dell’assessore regionale Paolo Franco che, appena uscito dalla riunione della Giunta regionale, nella fretta di far stilare al proprio addetto stampa un comunicato, ha annunciato che a Castione finalmente l’ex colonia Dalmine sarebbe diventata la sede della Scuola Alberghiera regionale. Torniamo indietro di 26 anni. È il 31 marzo 2000. Viene sottoscritto un accordo di programma tra Regione, Provincia, Comunità Montana e Comune di Castione. Obiettivo: l’acquisto da parte del Comune di Castione dell’ex Colonia Dalmine e la realizzazione in questa sede immensa e immersa nel verde, della scuola alberghiera regionale. Passano gli anni e arriviamo al 4 ottobre 2007 l’accordo di programma viene modificato: i quasi 6 milioni di euro dati al Comune dalla Regione possono essere utilizzati parte (3 milioni e mezzo) per l’acquisto di tutto il complesso e parte per qualsiasi spesa di “sviluppo territoriale”. Quindi stop all’idea della scuola alberghiera (nel frattempo restata a Clusone), la Regione sta dicendo al Comune, fate vobis in latinorum. E appunto con quei soldi il Comune ha fatto opere che con la Dalmine non c’entravano nulla. I due sindaci di Castione erano rispettivamente Angelo Migliorati e poi Vittorio Vanzan.
Un anno fa arriva la nuova amministrazione con la sindaca Samatha Tagliaferri e qualcuno negli uffici le fa presente, visto che si riprende a parlare di che farne dell’ex Colonia, che c’è ancora in ballo quell’accordo di programma che non è ancora stato chiuso perché a Regione Lombardia manca la rendicontazione di 1 milione di euro di quei soldi da spendere per lo “sviluppo territoriale”.
In realtà il Comune di Castione quel milione lo aveva rendicontato ma mettendoci dentro costi di incarichi per studi e progetti mai andati a buon fine. Ma la legge impone che queste spese rientrino nell’accordo solo se poi vengono realizzate le opere. E allora dalla Regione hanno fatto sapere che quel milione di euro andava restituito. Apriti cielo, la sindaca dove cavolo andava a prenderlo quel milione? Incontri a raffica in Regione. Trovato un escamotage: il Comune di Castione mette come opere fatte a sue spese, comprendendole a posteriori come opere per lo “sviluppo del territorio”, come nell’accordo di programma e a quel punto la Regione non chiede più la restituzione del milione. Detto fatto. Il tutto viene definito a dicembre 2025. Poi sono passati i tempi lunghi dei passaggi burocratici per stendere la delibera di Giunta regionale che arriva appunto nei giorni scorsi. E l’assessore regionale all’Istruzione Simona Tironi comunica che ha avuto il via libera dei vari controlli degli uffici e quelle spese che ha rendicontato il Comune di Castione possono rientrare nelle condizioni dell’accordo di programma e insomma il Comune di Castione non deve restituire il milione di euro e l’accordo si può chiudere definitivamente.
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