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Giovanni, 24 anni, dall’amputazione delle gambe nel 2021 al trionfo agli Europei con il kayak

“La macchina ha preso fuoco, pensavo che per me fosse finita. Un anno e mezzo di ospedale, poi lo sport… ora sogno le Olimpiadi”

Il riflesso delle acque di Pitesti, in Romania, ci ha restituito il sorriso di Giovanni Zanda (che vive a Ghisalba, ma la mamma è originaria di Adrara San Rocco, un luogo che conosce molto bene) dopo esser diventato campione europeo di Paracanoa. Se un giorno di qualche anno fa la sua vita era cambiata per sempre, a 19 anni, dopo un incidente stradale, oggi Giovanni può raccontarci la sfida vinta di un viaggio che l’ha portato sul gradino più alto del podio.
Te l’aspettavi questa vittoria? “No, perché era la prima gara competitiva a livello internazionale e rappresentavo l’Italia per la prima volta, quindi ero contento solo per il fatto di essere lì e quando è arrivata la medaglia sono stato ancora più felice… ero molto emozionato anche sulla linea di partenza”.
Al traguardo cosa hai pensato? “Ero semplicemente stanco – sorride – però poi a mente fredda l’ho preso come un punto d’inizio, non è di certo un traguardo. E’ la prima grande soddisfazione che ha ripagato tutti gli sforzi che ho fatto sia per rimanere in vita sia a livello sportivo, perché arrivo dal triathlon e da 13 anni di mountain bike e quindi sapevo cosa significasse fare fatica… andavo sempre ai Colli di San Fermo in bicicletta! Mi sono allenato prima a Palazzolo, poi sul lago di Endine e infine mi sono spostato all’Idroscalo di Milano dove c’è anche Mirko Nicoli”.
Che sensazione ti dà fare questo sport? “All’inizio è difficile capire l’adattamento del kayak però quando si trova un giusto compromesso, ti dà un senso di libertà e spensieratezza. E poi ho in testa il mio obiettivo e voglio portarlo avanti; anche questo mi dà la motivazione per mettercela tutta in ogni allenamento”.
Di questo ne parliamo dopo. Come ti alleni? “Faccio sei giorni su sette, solitamente esco in barca ma dipende dalle schede che mi prepara il mio allenatore Gianni, che è di Modena, e io seguo il suo allenamento, poi riposo un po’ e se previsto faccio la seconda uscita altrimenti trovo qualcosa da fare a casa, come per esempio studiare. Quando non ci sono gli allenamenti con Mauro Bernardi della EnjoySki ci occupiamo del progetto di prevenzione degli incidenti stradali con l’obiettivo di far riflettere i ragazzi sui rischi che si corrono sulla strada”.
Ed è proprio la strada che ha cambiato la tua vita: “Era la sera del 2 giugno 2021, stavo guidando e ad un certo punto la mia auto ha preso fuoco… ancora oggi non sanno dirmi cosa sia successo. Ricordo che ho cercato di accostare e subito sono stato avvolto dalle fiamme; ho slacciato la cintura, che scottava già, ho aperto la portiera, sono sceso e ho corso per una cinquantina di metri, mentre mi strappavo i vestiti, aver avuto questa prontezza è ciò che mi ha salvato”.
Chi ha chiamato i soccorsi? “I Carabinieri stavano facendo un giro per i controlli dovuti al Covid e quella sera hanno cambiato il percorso e mi hanno trovato subito, poco dopo che la macchina aveva preso fuoco. Le ultime due immagini fisse nella mia mente sono la puntura che mi ha fatto un medico e gli occhi celesti di uno dei vigili del fuoco che mi stava guardando. Il momento in cui ho avuto più paura è stato dopo aver corso quei 50 metri, le gambe erano diventate rigide e mi sono sdraiato a terra… c’era ancora una fiamma che usciva dal mio piede… le gambe erano di un colore arancio intenso, ho pensavo che per me fosse finita lì e se mi fossi svegliato, nulla sarebbe stato uguale a prima”.
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