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Clusone, il Bar Pasticceria Mantegazza, da 60 anni nel cuore del borgo. Nadia Fantoni: “Lavoriamo bene, ma i negozi del centro soffrono. Quando a Clusone c’erano 80 bar…”

Chiunque sia mai passato per Clusone negli ultimi 60 anni, ha sempre trovato un punto di riferimento che ancora esiste, resiste e pure cresce: lo storico Bar Pasticceria Mantegazza che ha appena ricevuto il riconoscimento di Attività Storica da Regione Lombardia. Ci accoglie la titolare Nadia Fantoni in un raro momento di riposo tra le colazioni e l’aperitivo: «I 60 anni li festeggeremo il primo dicembre di quest’anno con una grande festa che stiamo già pensando… l’unico cruccio è che non ci sarà nostro padre con noi a tagliare questo importante traguardo».
Qual è il tuo primo ricordo del bar aperto dai tuoi genitori? «Mio padre Pietro era del ‘33 e purtroppo se n’è andato troppo presto… mia mamma Gradi grazie a Dio è ancora con noi... Io ho trascorso la mia infanzia dai miei nonni paterni Leone e Cesarina e la cara zia Felice a Villa d’Ogna perché quando i miei genitori hanno preso il bar io avevo 15 mesi e mio fratello Alessandro ne aveva 4 e salivo a trovare i miei solo il lunedì, il giorno del mercato. Mi ricordo che c’era confusione, una marea di gente, e spesso non riuscivano nemmeno a salutarmi. Ci siamo riuniti tutti solo quando io avevo 11 anni… un bel salto di vita, sono passata da essere coccolata e amata in una famiglia dove c’eravamo solo noi, al lavoro nel bar dove l’attività era frenetica e il tempo per altro non c’era. Poi proprio casa e lavoro perchè nella sede storica in Piazza Martiri della Libertà (solo a 50 metri dalla sede attuale n.d.r) abitavamo sopra il locale».
Non era quindi vostro il bar: «E’ sempre stato della famiglia Bertacchi. Quando ci è scaduto il contratto cinque anni fa non ce l’hanno rinnovato e quindi ci siamo dovuti guardare in giro».
Al momento però i locali sono ancora chiusi… É stato tuo padre ad aprire l’attività nel 1966: «Mio padre lavorava in stabilimento, alla Festi di Rasini, ma in quegli anni c’era stata la riduzione di personale e siccome era appena avanzato di livello è stato tra i primi ad essere licenziato, insieme ad altri colleghi come lui. Senza più lavoro e con una famiglia da mantenere era anche disposto ad andare a lavorare a Milano ma sarebbe dovuto tornare solo nei fine settimana. Mia mamma non era d’accordo e lo convinse a prendere un’attività per poter stare tutti insieme. Lei arrivava da una famiglia di commercianti, mio nonno, Brighenti Alessio di Ogna, aveva infatti la macelleria e un ristorante in centro a Villa D’Ogna. Pensa che dissero a mio padre che non sarebbe durato che qualche mese, forse un anno… e siamo ancora qui!».
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