l'anniversario
|14 luglio 1981: 45 anni fa la tragedia del Pukajirka, morirono tre alpinisti scalvini
I cinque alpinisti erano Rocco Belingheri (Colere), Flavio Bettineschi (Colere), Livio Piantoni (Colere), Nani Tagliaferri (Vilminore), Italo Maj (Schilpario)
Cronologia della spedizione “Valle di Scalve ’81”
27-6-81: partenza dalla Valle di Scalve dei componenti la spedizione. Composta da Bruno Berlendis, 54 anni, capospedizione, Marcello Scandella, 58 anni, servizi logistici, Giuseppe Manfredini 43 anni, medico, e dagli alpinisti Rocco Belingheri, 39 anni, di Colere, Flavio Bettineschi, 27 anni, di Colere, Italo Maj, 30 anni, di Schilpario, Livio Piantoni, 29 anni, di Colere, Nani Tagliaferri, 41 anni, di Vilminore. Nel pomeriggio ritrovo a Bergamo e partenza per Malpensa.
28-6-81: Decollo da Milano con DC 10 della Viasa alle ore 1.30. Scalo a Caracas e a Bogotà. Arrivo a Lima alle 11.30, ora locale.
29/30-6-81: Soggiorno a Lima.
1-7-81: Partenza da Lima alla volta di Huaraz. Arrivo a Huaraz verso le 22.30 dopo 14 ore di viaggio.
2/3-7-81: Soggiorno a Huaraz.
4-7-81: Partenza verso Laguna Safuna (composta da due laghetti) dove verrà posto il campo base. Arrivo nella zona alle 22.00.
5-7-81: Spostamento del campo base posto erroneamente nella notte 150 metri di quota sopra la zona preventivata.
6-7-81: Viaggi al campo deposito, ai piedi del ghiacciaio, per il trasporto del materiale.
7-7-81: riposo nella mattinata. Nel pomeriggio riprende il trasporto del materiale al campo deposito, a 4.300 metri.
8-7-81: Giornata di riposo.
9-7-81: Installazione del campo n. 1 a circa 4.800 metri. Pernottano al campo 1: Bruno Berlendis, Rocco Belingheri, Flavio Bettineschi, Livio Piantoni e Nani Tagliaferri.
10-7-81: Trasporto materiale dal campo deposito al campo 1.
11-7-81: Livio Piantoni e Flavio Bettineschi salgono metà parete, attrezzandola e depositando del materiale. Tornano al campo 1 dove li raggiunge Italo Maj.
12-7-81: Rocco Belingheri, Italo Maj e Nani Tagliaferri salgono a loro volta fino a metà parete trasportando materiale. Bruno Berlendis ridiscende al campo base.
13-7-81: I cinque alpinisti partono verso il campo 2 che viene piantato in serata a quota 5800 circa.
14-7-81: In due cordate i cinque alpinisti partono per superare il muro di ghiaccio. “Quando arriviamo sotto il muro ci guardiamo in faccia e ci diciamo: possibile che questi muri fermino tante spedizioni?”. Le radioline che si sono portati dietro non funzionano più. Dal campo base non si vede più niente, sono salite le nebbie. Il primo a salire è Flavio: “Arrivo sopra il muro… mi dico che se queste sono le difficoltà, stasera siamo in vetta”. Dopo Flavio segue Nani che deve fare lo stesso percorso per recuperare i chiodi, gli altri saliranno da un camino dove Flavio butterà giù la corda per fare salire gli altri tre.
Flavio va verso il secondo muro mentre Nani deve recuperare gli altri. “In cinque minuiti sarebbe tutto finito”. Rocco: “Stavo salendo dal camino, il ghiaccio era verde, mi stavo dicendo che tutto era molto bello, ma non finii il pensiero. Sotto i piedi sentii come un terremoto e mi sentii strappare dalla parete. Era partito tutto”. Flavio: “Avevo le spalle girate verso la vetta e mi sono trovato col fiato sospeso, sono volato giù, giù. Mi sentivo chiuso dal peso della neve, poi mi trovavo di nuovo in aria, rotolavo, prendevo botte. A un certo punto mi sono trovato fermo, avevo due blocchi di ghiaccio che mi schiacciavano la testa”. Flavio non ci vede più, chiama, nessuno risponde. Rocco: “Urlavo, non so cosa, forse chiamavo gli altri. Mi rispose Flavio”. “Chi sei? Mi chiese”. I due chiamano gli altri. Nessun altro risponde. Faticosamente riescono, con dolori atroci al torace e alla testa, a individuare la tendina del campo 2.
15-7-81: I due feriti passano due notti terribili nelle tendine del campo 2. Cercano di fare segnalazioni ma non vengono compresi. Si preparano alla discesa.
16-7-81: Flavio Bettineschi e Rocco Belingheri scendono con le loro forze la parete, più di mille metri di dislivello, con mezzi di fortuna. Al campo 1 si fermano per rifocillarsi, quindi proseguono. Al fondo del ghiacciaio vengono loro incontro il medico dott. Manfredini e il portatore peruviano, Leon. Ritornano tutti al campo base.
17-7-81: Nella notte Marcello Scandella e il portatore Leon arrivano a Pomabamba, dopo nove ore di cammino. Alloggiano nel carcere per la notte e il mattino incontrano un prete italiano e telefonano a Lima da dove Celso Salvetti comunica le prime notizie della tragedia in Italia.
18-7-81: Parte una camionetta da Pomabamba e va a prelevare i due feriti al campo base. Viene comunicato a Lima lo spostamento dei due feriti. Si decide per il giorno dopo la partenza sempre con l’automezzo per Huaraz.
19-7-81: Arriva inaspettatamente l’elicottero a Pomabamba. Invece di puntare tuttavia su Huaraz si decide di trasportare i due superstiti direttamente a Lima. A metà percorso per poco l’elicottero non esplode per un errato rifornimento di carburante.
A Lima vengono ricoverati nella clinica italiana, dove restano per tre giorni, trasferendosi poi in un albergo.
30/31-7-81: Nella notte l’arrivo a Milano della spedizione, accolta da un centinaio di persone. Il ritorno in Valle di Scalve dei due superstiti, Rocco Belingheri e Flavio Bettineschi, avviene la stessa notte.


