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Case della Comunità: 20 aperte (11 nelle valli). Un medico: “Ci obbligano a fare sei ore a settimana all’interno delle Case di comunità ma a fare cosa? Per far vedere che c’è un medico”

“Ho colleghi che hanno duemila pazienti. E’ già impossibile ricordarsi il nome. Pensate come sia difficile riuscire a seguirle bene”

Il 30 giugno era l’ultimo giorno disponibile per completare gli interventi finanziati dal celeberrimo Pnrr, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza approvato in via definitiva nel luglio 2021, quando al governo c’era Mario Draghi. Aveva come obiettivo quello di rilanciare l’economia e la società italiana dopo la grave crisi che aveva colpito l’Italia, e il resto del mondo, l’anno precedente a causa della pandemia di Covid-19. Visti i motivi sanitari che spinsero la politica a istituire questo piano, uno degli obiettivi principali è quello scritto nel Decreto ministeriale numero 77 del 23 maggio 2022. Con tale atto legislativo sono state definite e istituzionalizzate le Case di comunità, ovvero “il luogo fisico, di prossimità e di facile individuazione al quale l’assistito può accedere per poter entrare in contatto con il sistema di assistenza sanitaria”.
Insomma, delle strutture dove i cittadini possono, o potrebbero, trovare una serie di servizi utili, come la presenza di medici di medicina generale, di infermieri, di un punto prelievi, di assistenza domiciliare, di integrazione con i servizi sociali, di un punto unico di accesso e anche di servizi diagnostici di base e di specialistica ambulatoriale per le patologie ad elevata prevalenza in quel territorio.
Oltre a tutti questi servizi obbligatori, il Dm 77 permette, quasi suggerisce, che in queste Case di comunità vi siano anche la possibilità di fare vaccinazioni, ambienti per la medicina dello sport, programmi di screening, consultori, oltre che attività rivolte ai minori, e alla salute mentale. Per queste strutture, che avrebbero il compito di ridurre gli ingorghi negli ospedali, per accrescere e migliorare la medicina territoriale il Pnrr ha stanziato ben 2 miliardi di euro.
Delle 1.350 previste in tutto il paese ne sono state aperte solo 781. Se si guardano i numeri, la situazione in Lombardia sembra migliore, perché delle 216 previste, 187 sono completate e rispettano i target imposti dalla legge, mentre altre 17 verranno ultimate tra la metà di luglio e la fine del 2026, con fondi extra Pnrr. Si avrà così un totale di 203 Case di comunità in Lombardia. In provincia di Bergamo, intanto, ce ne sono 20, di cui 11 nell’Asst Bergamo est che copre i territori delle nostre valli, tutte completate e attive. Inoltre, ce ne sarà una ventunesima, quella di Zanica, dove si sta ancora lavorando.
Case di comunità che nelle prime settimane di giugno sono tornate al centro del dibattito politico perché Orazio Schillaci, il ministro della salute, anche per cercare di raggiungere i requisiti minimi richiesti dal Pnrr, ovvero quello di avere una copertura medica per le Case della Comunità, ha proposto che i medici di medicina generale, chiamati anche medici di base, venissero trasformati da lavoratori autonomi convenzionati con il servizio sanitario nazionale, a lavoratori dipendenti dello Stato. Questa idea è stata osteggiata da alcuni sindacati di categoria e pare dalle resistenze di Lega e Forza Italia.
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