Nembro, la ‘butiga del Bortol’ ha abbassato (per sempre) la serranda, chiuso l’ultimo negozio di Gavarno. Ovidio: “L’ho fatto a malincuore, con il magone, c’è stata qualche lacrimuccia”
“Anni fa qui a Gavarno i negozi erano una trentina. Mancava era la farmacia; adesso c’è la farmacia, ma manca tutto il resto!”
Questa estate Gavarno è un po’ più spoglia, più povera. E ad essere più spoglia è, in particolare, Piazza Rinnovata, che per molti è ‘la piazza del Bortol’. Sì, perchè qui fino a poche settimane fa c’era un continuo viavai di persone che si recavano nell’unico negozio di alimentari della frazione nembrese; e non si trattava semplicemente di ‘fare la spesa’, perché specialmente le persone di una certa età avevano trovato nella ‘butiga del Bortol’ uno dei pochissimi luoghi di ritrovo di Gavarno, se si escludono la chiesa e l’oratorio. Non è esagerato dire che questo negozio, man mano che gli altri presenti in paese abbassavano per sempre la loro serranda, era diventato il ‘cuore’ del borgo. Però anche questo cuore ha finito di battere.
Ovidio e Fausto, i due figli di Bortolo Gritti (il Bortol che abbiamo già citato), sono infatti ‘andati in pensione’. “In verità – sottolinea Ovidio – io sono in pensione da un paio di mesi, mentre mio fratello, che è del 1955, è pensionato già da qualche anno. Era però ormai da tre anni che avevamo deciso di smettere con la nostra attività e avevo cominciato a spargere la voce per vedere se qualcuno era disposto a ritirare l’attività, ma inutilmente. Devo dire che quando ho abbassato per l’ultima volta la saracinesca, l’ho fatto a malincuore, con il magone. Mio figlio, stando in piazza, ha voluto filmare quello che era, in effetti, un momento storico della mia vita. E quando la saracinesca si è abbassata del tutto e io sono rimasto da solo nel mio negozio, beh, c’è stata qualche lacrimuccia”.
Mentre dice queste parole di fronte a me, Ovidio si ferma per pochi istanti e i suoi occhi azzurri diventano lo specchio della sua commozione. “Mi spiace in particolare per i miei clienti e per il mio paese, perché questo era ormai l’ultimo negozio di Gavarno. Tra l’altro, un paio di settimane prima della chiusura del mio negozio – spiega Ovidio – è stato chiuso anche il bar che c’era qui vicino. Per fortuna, sulla strada c’è una pizzeria che ha deciso di aprire al mattino per dare un servizio bar agli abitanti, specialmente alle signore. Anni fa qui a Gavarno i negozi erano una trentina. C’era di tutto. L’unica cosa che mancava era la farmacia; adesso c’è la farmacia, ma manca tutto il resto! Non ci sono più le Elementari, per le quali mi ero battuto molto quando sono stato nell’Amministrazione comunale di Nembro anni fa, e sono un po’ preoccupato anche per il nostro bellissimo asilo; quando ero nel Consiglio di Amministrazione della scuola dell’infanzia, l’utenza era di 120 bambini, mentre adesso è di 25”.
Hai detto che tre anni fa hai cominciato a spargere la voce che la chiusura del negozio era vicina. Nessuno si è fatto avanti per ritirarlo? “Ne sono passati tanti, ma quando si rendevano conto che l’impegno sarebbe stato grande, tornavano sui loro passi. La mia giornata cominciava infatti alle 5 di mattina e finiva più o meno alle 21; e tenevo aperto anche la domenica mattina”.
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