‘I quattro… dell’Ave Maria’ candidati a succedere al Vescovo Beschi: Mons. Antonio Napolioni (il favorito), Mons. Corrado Sanguineti, Mons. Bruno Marinoni e Mons. Fabio Dal Cin
Il 6 agosto, Mons. Francesco Beschi terminerà il suo percorso come Vescovo di Bergamo. La “rosa” che circola sarebbe composta da 4 nomi.
Manca poco. Ad agosto, il 6 agosto, Mons. Francesco Beschi compirà 75 anni e terminerà il suo percorso come Vescovo di Bergamo. Le consultazioni sono cominciate da tempo e la “rosa” che circola da qualche settimana sarebbe in realtà composta da 4 nomi. Ci sarebbe (e sembrerebbe aver lui stesso fatto sapere di gradire la destinazione) l’attuale Vescovo di Loreto Mons. Fabio Dal Cin, classe 1965, nato a Vittorio Veneto, a Loreto, diocesi mariana per eccellenza, dal 2017. Gli altri tre nomi sono quelli di Mons. Corrado Sanguineti, milanese, classe 1964, Vescovo di Pavia dal 2016, che sarebbe ben visto dalla Curia bergamasca; Mons. Antonio Napolioni, 68 anni, Vescovo di Cremona dal 2016, nato a Camerino (provincia di Macerata) l’11 dicembre 1957. Tutti e due nominati Vescovi da Papa Francesco.
E poi c’è il nome di Mons. Bruno Marinoni, nato a Brugherio e punto di riferimento dell’Arcivescovo di Milano Mario Delpini (che compirà anche lui quest’anno 75 anni come il Vescovo Beschi). Monsignor Marinoni, non è ancora Vescovo, attualmente ricopre a Milano l’incarico di Vicario episcopale per gli Affari Diocesani e Moderator Curiae, nato il 20 maggio 1967, è il più giovane dei candidati.
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LA CRISI
Il nuovo scisma dei Lefebvriani
La scomunica è di pochi giorni fa ma era il 9 giugno del 1988 quando Giovanni Paolo II scriveva all’arcivescovo francese Marcel Lefebvre per quello che era l’ultimo tentativo per fermarlo dall’ordinare quatto nuovi vescovi senza mandato pontificio: «La invito caldamente a ritornare, con umiltà, alla piena obbedienza al Vicario di Cristo, non solo la invito a farlo, ma glielo chiedo per le piaghe di Cristo nostro Redentore, nel nome di Cristo che, alla vigilia della sua Passione, prego per i suoi discepoli “perché siano tutti uno”». Sono passati 38 anni e questa volta la lettera è firmata da Leone XIV che ha scritto al superiore generale della Fraternità sacerdotale San Pio X, don Davide Pagliarani, successore di Lefebvre: «La Chiesa riconosce l’attaccamento alla vita liturgica, l’impegno nella formazione sacerdotale, lo zelo apostolico e il desiderio di fedeltà alla Tradizione che caratterizzano molte persone e comunità legate a codesta Fraternità. Con questo spirito, e colmo di affetto cristiano, vi prego e vi chiedo con tutto il cuore: tornate sui vostri passi! Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione. La Chiesa è disponibile a un percorso di dialogo e di intesa che lo Spirito Santo può rendere possibile e fecondo. Prego per voi, perché lacerare la tunica inconsutile di Cristo è un peccato di estrema gravità. Il Signore illumini le vostre coscienze e risvegli i vostri cuori. Per l’autorità ricevuta da Cristo, con animo addolorato, ma ancora pieno di speranza, sento il dovere di chiedervi di desistere dal vostro intento e affido queste intenzioni al Cuore Immacolato di Maria, Madre del Buon Consiglio».
Lefebvre allora non ascoltò il Papa e il 30 giugno di 38 anni fa procedette alle ordinazioni episcopali. E 38 anni dopo sullo stesso prato, a Écône, borgo svizzero nel Canton Vallese, sede dello storico seminario internazionale della San Pio X, sono stati ordinati, contro la volontà del Pontefice, quattro vescovi: Pascal Schreiber (Svizzera, 53 anni), Michael Goldade (Stati Uniti, 46 anni), Michel Poinsinet de Sivry (Francia, 42 anni) e Marc Hanappier (Francia, 36 anni). E come il 1° luglio 1988 arrivò dal Vaticano la dichiarazione di scomunica latae sententiae , cioè automatica, per i vescovi consacranti e quelli consacrati, così giovedì 2 luglio è arrivata da Roma un’analoga dichiarazione.
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