Credaro, Francesco, la donazione del midollo al padre e il libro nato tra i corridoi dell’ospedale: “La poesia era il mezzo più adatto per trasferire quello che stavo vivendo”
“La poesia non deve necessariamente lanciare un messaggio, la poesia serve a chi scrive e poi si scrive di se stessi per scrivere di tutti. L’esperienza è tua ma poi diventa degli altri”, è così che Francesco Giovanni Bresciani, classe 1979 di Credaro, inizia a raccontarci come è nato il suo libro di poesie ‘Midollo’.
“Nella mia vita professionale mi occupo di risorse umane, lavoro per una società che fa selezione del personale per le aziende e parallelamente porto avanti una passione per ciò che è arte, letteratura, musica; ho suonato per tanti anni in un gruppo, ho inciso dei dischi e ho composto canzoni e negli ultimi anni mi sono innamorato della scrittura poetica e ho pubblicato il mio primo libro nel 2023 e l’ultimo, ‘Midollo’, quest’anno”, spiega.
Perché hai scelto la poesia? “Effettivamente il tipo di esperienza sembra prestarsi molto bene ad un racconto legato alla narrativa, in realtà l’esperienza che ho fatto in ospedale, e penso sia una cosa comune a tutti, è slegata da quello che è il tempo, che esplode e si annulla quindi non conta più la cronologia degli eventi, ma conta di più il senso di quello che stai vivendo. La narrativa è molto legata alla cronologia degli eventi, che dal punto di vista della comprensione può funzionare, ma d’altra parte può risultare una gabbia perché si trasforma in letteratura qualcosa che non ha a che fare con il tempo ma con il senso e la poesia funziona così, per accumuli di significato. Da una parte la poesia era il mezzo più adatto per trasferire quello che stavo vivendo in parola, dall’altra ovviamente era un mezzo comunicativo che stavo già sperimentando”.
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