Una scommessa. Un sogno. Una sfida. Così è nata la prima associazione fondiaria di Valcamonica. Ora ne sta nascendo un’altra a Vezza, sempre in alta valle. Non so se l’iniziativa ha attecchito anche nelle valli bergamasche molto ricche di nuove imprese in campo agricolo e dell’allevamento. So di certo che la Valtellina ha dato l’avvio, ed ora, pur in mezzo a numerose difficoltà, può vantare alcune esperienze consolidate.
Per pubblicizzare tali sfide, spesso in mano a un pugno di giovani un po’ idealisti un po’ utopisti, a metà settembre, sarà dedicata alle AsFo la 36ª edizione degli Incontri Tra/Montani (di seguito Itm). L’idea è quella di portare al Convegno le esperienze piemontesi e lombarde più collaudate in modo da dare una spinta per superare la diffidenza diffusa. Si sa. Coloro che credono meno nella rinascita della montagna sono proprio i montanari. A volte infatti serve l’arrivo di nuove forze dalla città o dalla pianura (come Veronica Vismara in Valsaviore). Oppure dei pensionati che decidono il ritorno ai monti per una vita più tranquilla e per l’impegno in nuove avventure.
In ogni caso il Convegno ci sarà e avrà un programma molto denso che trovate in forma completa su queste pagine. Qui vorrei solamente illustrare a grandi linee il senso dell’iniziativa. Prima di tutto infondere speranza. Forse l’operazione più difficile perché normalmente gli oppositori ad ogni nuova battaglia contro l’abbandono delle terre alte, di solito disertano i convegni preferendo immancabilmente le inconcludenti chiacchiere da bar. Lo sappiamo. È il mondo delle sparate senza costrutto e senza futuro.
Il pianeta dei perditempo che non osano mai. Sparano innocui proiettili verbali davanti allo spritz, ma più in là non vanno.
Il secondo obiettivo dovrebbe essere quello di evidenziare i limiti dell’intervento della nostra Regione nel settore. Offrire su bando un piccolo finanziamento solo per preparare un piano di gestione e un sito internet non ha proprio senso. Costringere le neonate associazioni a indebitarsi da subito con le banche per poter cominciare a operare costituisce un insulto al buonsenso.
Procederei in modo inverso se avessi qualche potere in Regione: prima offrire la possibilità di dotarsi di qualche strumento operativo. Lasciare due anni di tempo per sperimentare alcuni interventi in settori agricoli e d’allevamento. Controllare in seguito sul campo ciò che è stato combinato. È solo fumo o c’è anche un po’ d’arrosto? Valutare puntigliosamente e, se si passa la prova, finanziare altri progetti di recupero di terreni abbandonati e per costruire un piano di gestione che guardi al futuro.
No, la Regione parte al rovescio: sostegno a un piano di gestione basato sul nulla non avendo inizialmente nessuna esperienza consolidata. Una buona base per andare incontro al fallimento.
Altro elemento importante degli Itm 2026: mostrare ai dubbiosi (quindi anche a noi che comunque ci crediamo) che esistono esperienze positive che si possono imitare. Avremo dunque l’ASFO Valcorta con Francesco Spini, l’ ASFO Valmalenco con Mattia Sensoli. Poi l’ ASFO La Chiara, l’ASFO La Serra, e la COASFO. Tutte e tre del Piemonte. Essenziale sarà il contributo di tutte le valli aderenti tradizionalmente agli Itm: la Val Seriana, le Giudicarie, la Val di Sole, la Lessinia, la Valsesia, la Valle Scrivia, la Valtellina. Tutte valli che portano interventi pionieri in situazioni difficili. Le speranze nascono anche da lì. Dove non ci sono le AsFo (Trentino e Veneto) non mancano i problemi dell’abbandono e la necessità di accorpare le proprietà per restituirle, ove possibile, a un riuso. Infatti, le Asuc delle valli della Provincia di Trento si stanno muovendo nello stesso senso. In Lessinia ci sono esperienze pilota sul riutilizzo del fieno che spesso né viene mangiato, né viene acquistato, una volta tagliato. Altro obiettivo degli Itm è quello di conoscere altre valli e di metterle in comunicazione tra di loro. Toccherà questa volta all’alta Valle Camonica. Nel passato abbiamo esplorato diverse valli alpine, appenniniche, svizzere, austriache. La domenica mattina sarà infatti completamente dedicata alla conoscenza di un ambiente che insiste tra due grandi parchi: Stelvio e Adamello. Visite agli alpeggi, ai resti della prima guerra, alle opere artistiche (Chiesetta di S. Apollonio), santelle e crocifissi della passione, mostra sulla Transumanza nel Tablà Balini. Lo scambio di idee e di impressioni darà lo spunto per il 37° Convegno. Le utopie sembra abbiano lunga vita. I fatti dovranno comunque dimostrarlo.


