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Per Grazia ricevuta. Il 2 luglio apparizioni e feste mariane

Strano giorno il 2 di luglio. È la festa della Madonna delle Grazie. Dante Alighieri nel XXXIII Canto del Paradiso, fa dire a San Bernardo una preghiera di lode alla Vergine: “Donna, se’ tanto grande e tanto vali, che qual vuol grazia e a te non ricorre, sua disïanza vuol volar sanz’ali”. Il 2 luglio è da molti secoli venerata in numerosi luoghi con celebrazioni che variano secondo le tradizioni locali. Bisogna precisare che nel calendario liturgico non c’è una memoria specifica per questo titolo dato alla Beata Vergine Maria perché è associato a diverse feste mariane secondo le consuetudini locali e la storia di singoli santuari.

Castelli Calepio – Beata Vergine della Bognata

Si trova in cima alle colline, tra vigneti e boschi dove si spazia sino alla FranÈacorta. Si arriva seguendo le indicazioni che partono da Calepio. E lì, tra Calepio e Gandosso si trova il santuario. In una memoria del 941 si indicano i possedimenti di una chiesa di santa Maria ‘Sancte Marie’ che secondo gli studiosi può essere il vecchio santuario nella contrada di Bognatica.

Colere – Beata Vergine della Visitazione

È lì sulla strada che da Dezzo sale verso Vilminore, proprio al confine tra i due paesi, alla confluenza del torrente Povo (quello che scende dalla valle del Gleno, teatro del disastro del 1923) e il fiume Dezzo che scende da Schilpario. E lì Maria è apparsa. Era il periodo delle eresie e della riforma luterana. Giovedì 2 luglio 1654 e l’apparizione della Madonna, per Colere e per tutta la Valle fu come una schiarita dopo un pauroso temporale. Duravano ancora infatti le conseguenze della grande peste del 1630-31. Le cronache della Valle ci riferiscono: “nel 1630-1631 ci fu nella Valle la peste. Se in tutta la Lombardia operò stragi, nella nostra valle fece un vero sterminio”. Molte terre rimasero incolte. Chiuse le miniere, i forni e le fucine che davano pane e vita alla valle e che avevano portato la popolazione da sette a dodici mila abitanti cifra mai più raggiunta. I Paesi erano rimasti quasi deserti; certe contrade come Magnù, Legna, Fontone, Fucine Caio, Ronchi di Vilminore e altre, a Bueggio e a Schilpario, furono completamente spopolate. La mattina del 2 luglio un pastore di Borno, Bartolomeo Burat a buon’ora partì da casa sua (forse nei pressi di Salven o Paline), con il suo gregge e valicato il giogo del Giovetto, scese a Dosso e poi a Dezzo. Pagata una piccola tassa, proseguì lungo il Dezzo verso l’alta Val di Scalve. Aveva la tubercolosi. Giunse poco dopo alle “Fontane”. C’erano alcune fontanelle (che davano appunto il nome al luogo) e una Cappellina in cui era dipinta la Madonna con Gesù in braccio. Si fermò col suo gregge. Era terribilmente stanco. Quando ebbe uno sbocco di sangue, un secondo, un terzo, un altro ancora. Il luogo era deserto; le prime case lontane. Appoggiato al suo bastone, sollevò gli occhi supplichevoli alla Vergine Santa che sembrava lo guardasse dalla sua Cappellina, e miracolo, accanto alla Cappella vede la Madonna che gli sorride. La visione si avvicina, china la mano nella fontana, sfiora la sua fronte ed esclama: “Fa cuore, caro figlio, sei guarito”.

Oneta – Madonna del Frassino

Il Santuario si trova nel territorio del Comune di Oneta, in Valle del Riso, alle pendici dell’Alben su una collinetta a quota 954 metri; il luogo trae origine dall’antico toponimo “Frasen”, attestato già nell’estimo del 1472, con il quale la gente di Oneta individua tuttora un colle, sul quale un tempo vi era forse un maestoso frassino. La presenza del grande frassino può avere suggestionato la fantasia dei primi abitanti che finirono per chiamare il posto con lo specifico nome dell’albero. Non vi è alcuna certezza dell’anno esatto del miracolo. Dai verbali delle prime visite pastorali dei vescovi Lippomano nel 1536 e di S. Carlo Borromeo nel 1575, ci confermano che non esistevano documenti relativi ad un eventuale processo informativo, come invece più fortunatamente accadde per altri santuari.

Rovetta – Sommaprada Madonna delle Grazie

È un santuario tra Rovetta e Clusone, detto anche “della Madonna dei viandanti”. La chiesetta è posta in una zona dominata da prati e piante, a ridosso di una ripa e si affaccia sulla strada principale (adesso alle spalle ha una forte urbanizzazione). La pianta del piccolo tempio è a croce greca ed i due bracci fungono da campatine laterali dove si aprono gli ingressi. La facciata è preceduta da un portico con sei arcate e da altre due arcate laterali, tutto in muratura, su colonne in pietra di Sarnico che poggiano su un muretto. Alla chiesa si accede mediante due porte situate ai lati di una grande finestra trifora, contornata in pietra viva e protetta da un’inferriata seicentesca.

Tavernola Bergamasca – Madonna di Cortinica

Lì sopra il lago. Come fosse sospesa tra cielo e terra. La Madonna di Cortinica che ogni anno il 2 luglio richiama gente da tutti i paesi del lago. La costruzione originale risale al secolo XVII con l’edificazione del tempio a custodia di un affresco del XV secolo raffigurante la Beata Vergine col bambino sulle ginocchia e con a destra Sant’Antonio Abate e a sinistra Santo Stefano. La popolazione attribuì alle preghiere innalzate a lei in occasione della carestia e del contagio del 1630 l’essere stata risparmiata da queste piaghe.

Il 27 ottobre 1630 fu benedetta dal parroco don Mar’Antonio Foresti. Passarono poi due secoli. Tavernola attribuì ancora alle umili e devote processioni a Cortinica l’essere scampata dal contagio di colera del 1849 e del 1855.

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