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Le veglie funerarie possono tornare nelle chiesette. Ma solo nei Comuni con popolazione inferiore ai 5 mila abitanti

Avevamo sollevato la questione un anno fa su Araberara. Si era creata una situazione insostenibile. Le agenzie funebri avevano di fatto bloccato quella che era una prassi conveniente per chi, avendo una casa con spazi non adeguati, portava i propri cari defunti in strutture messe a disposizione dalle parrocchie, perlopiù chiesette o comunque locali parrocchiali.
Ma c’era una legge (mai applicata prima) che esigeva che queste strutture fossero dotate di servizi. Ma la nascita delle cosiddette “case del commiato” o comunque “case funerarie” realizzate in alcune località dalle agenzie funebri e il relativo richiamo al rispetto della normativa in vigore, ha creato situazioni paradossali: chi non poteva tenere in casa il defunto, doveva portarlo in queste strutture, magari a molti chilometri di distanza dal paese.
Questo impediva a chi voleva partecipare alle veglie funebri o anche solo andare a dare il saluto a chi aveva condiviso con lui gioie e dolori, passioni e sofferenze, di spostarsi, soprattutto gli anziani, in difficoltà negli spostamenti.
A livello politico ci si trovava di fronte alla difficoltà di cambiare la normativa. In un primo momento si era pensato di poterlo fare in tempi relativamente brevi, nell’autunno dello scorso anno. Ma c’erano le pressioni delle “agenzie funebri” che, avendo fatto investimenti rilevanti per realizzare le “case funerarie”, adesso ovviamente pretendevano di trarne benefici economici invocando il rispetto della legge in vigore.
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