Questa mattina ho parcheggiato in via Mario Amato. È una strada laterale vicino alla stazione dei treni che però mi sembra una via dimenticata da tutti. Lascio qui la mia macchina solo quando sono in ritardo perché c’è un passaggio veloce per il mio ufficio ma questa è davvero la Via delle Lacrime. Così l’ho ribattezzata io, per la malinconia che mi mette.
Stasera mi sono incamminata lungo questa via per riprendere la mia auto. Ho accarezzato la portiera; mi sembra di averla buttata lì come uno straccio la mia bella Cinquecento, a sudare sotto il sole di questa giornata estiva in attesa di me.
Mi scappa l’occhio sull’edificio abbandonato dall’altra parte della strada. Mi attira un frenetico rumore di ali, un suono prodotto per farmi alzare lo sguardo. Il tetto è pieno di piccioni che osservano i miei movimenti. Sembrano piccoli spettatori che si sono accomodati sulle tegole e guardano il loro programma serale preferito di noi lavoratori che passiamo a recuperare le nostre automobili. “Volevate attirare la mia attenzione con un battito d’ali?” mi rivolgo ai piccoli amici curiosi. Poi in mezzo a loro noto che uno è completamente bianco. È un quadretto curioso, questo insieme di esseri argentati con in mezzo un esemplare color della neve e istintivamente mi viene da fotografarli.
“Anche io osservo sempre questi colombi” una giovane donna sorridente con evidente accento straniero mi affianca. Le sorrido anche io e immagino che sia strano vedere una persona intenta a scattare una fotografia di un gruppo di uccellini comuni su un edificio molto brutto. Non ha troppo senso per gli altri, mi dico mentalmente. “Mi sembra strano questo insieme di piccioni grigi e di uno completamente bianco. Sarà di razza… cioè di qualità diversa?” balbetto confusa stando attenta alle parole, che le parole hanno sempre una certa importanza. La ragazza ha lo sguardo luminoso e coglie il mio imbarazzo. Mi conferma di aver fatto caso anche lei al colombo bianco, mi spiega di aver osservato bene la colonia. Ci sono elementi tutti grigi con piccole striature bianche ed elementi più bianchi con parte del piumaggio grigio. “Questo piccione è uscito probabilmente dall’unione di due uccelli con entrambi i colori. Il bianco ha prevalso ma se osservi la schiena c’è una piccola macchia scura. Sembra una razza più pura ma in realtà sono tutti uguali”.
Le chiedo da dove viene e mi dice che è ucraina. Ridiamo sul fatto che non ho idea di che edificio sia questo che stiamo osservando. È la mia città ma lei che è qui da solo tre anni la conosce meglio di me. Ci appoggiamo al muretto e restiamo assieme a osservare la luce di questa serata estiva. Il tetto di mattoncini rossi. I murales colorati che stonano sulle tapparelle stile anni 80. Le briciole di pane lasciate da qualche passante. Hanna è davvero simpatica. Mi racconta dei suoi cari che vivono a Napoli e che lei di questi muri stinti ne ha visti parecchi. Non le faccio domande. La conversazione vola leggera tra due donne della stessa età, su per giù. E poi lei mi dice: “Bianco o grigio, siamo tutte Creature che appartengono alla Meraviglia del Creato, che dici?”.
Le faccio di sì con il capo e lei se ne va nello stesso modo in cui è arrivata. Entrando e uscendo dalla mia vita con un battito d’ali. E allora monto in macchina e penso che Hanna ha proprio ragione. E che si possono fare incontri interessanti anche nella Via delle Lacrime.


