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La Costituzione incompiuta

Il 2 giugno 1946 fu scelta a maggioranza la Repubblica, ma fu anche il giorno in cui venne eletta l’Assemblea costituente, con il compito di redigere una Costituzione, che aggiornasse in profondità lo Statuto albertino, che era stato firmato e promulgato il 4 marzo 1848 dal Re Carlo Alberto di Savoia quale “legge fondamentale perpetua e irrevocabile della Monarchia”, che era diventato la Carta costituzionale dell’Italia unita il 17 marzo 1861.
L’ascesa del Fascismo aveva lasciato formalmente intatto lo Statuto, ma lo aveva svuotato con le Leggi fascistissime del 1925-26. La Monarchia costituzionale si era fatta mettere da parte da Mussolini nel corso dell’intero Ventennio. Gli Italiani le presenteranno il conto il 2 giugno 1946, scegliendo la Repubblica. La Repubblica ha retto le prove durissime della ricostruzione, è uscita dall’isolamento internazionale, che De Gasperi aveva sperimentato nel corso della Conferenza di Parigi del 1947, è passata attraverso il boom economico – quando il PIL cresceva del 6% l’anno – la recessione, gli Anni di piombo, la caduta del Muro di Berlino, il bipolarismo reciprocamente delegittimante della Seconda repubblica, la crisi finanziaria ed economica del 2007-08, la destrutturazione  dell’ordine geopolitico mondiale.
Dal punto di vista del sistema politico, è imploso il sistema dei partiti – il cosiddetto “arco costituzionale” – sono venute avanti forze populiste e sovraniste, è aumentato l’astensionismo, mentre dal punto di vista istituzionale sono falliti tutti i tentativi di rivedere l’assetto costituzionale dei poteri. La retorica della Costituzione più bella del mondo, oltre ad essere ridicolmente sciovinista – fa il pari solo con lo slogan della RAI della “TV più bella del mondo! – non riesce ad occultare il bug fondamentale dell’assetto istituzionale progettato dai Padri costituenti: la debolezza dell’istituzione-governo rispetto al potere Legislativo e Giudiziario.
A tale debolezza fin dagli anni ’50 tentò di rimediare De Gasperi, dopo ben otto esperienze di Presidente del Consiglio, e, in seguito, ci provarono più di una Commissione per le riforme istituzionali nonché almeno un paio di referendum.  Perché i Padri costituenti abbiano scelto la formula di “governo debole”, nel quale il Presidente del Consiglio è solo un “primus inter pares”, che non ha neppure il potere di dimissionare un Ministro, è noto.
La “guerra fredda” inizia ufficialmente con il discorso di Churchill sulla cortina di ferro – “da Stettino nel Baltico a Trieste nell’Adriatico una cortina di ferro è scesa attraverso il continente” – tenuto a Fulton nel Missouri il 5 marzo 1946. In Italia il PCI e il PSI sono ideologicamente schierati con l’Unione sovietica. La DC, i partiti democratici e il Vaticano temono che, in caso di vittoria delle sinistre alle elezioni del 1948, esse tentino di passare dall’eventuale vittoria elettorale al colpo di stato. Viceversa, da parte delle sinistre si paventa, in caso di vittoria della DC, di essere messe fuori legge.
Insomma: appena usciti dalla feroce guerra civile del 1943-45 – la Resistenza è stata anche questo! – si teme da ambo le parti di ripiombare in una peggiore – in Grecia è cominciata già 1944 e vi perirà un decimo della popolazione. Tutti temono che torni un dittatore. Ecco perché i Padri costituenti decisero che l’istituzione-governo dovesse restare debole e che il Senato, eletto con legge elettorale diversa, durasse in carica un anno in più della Camera. Fatto il danno, esso si dimostrò irrimediabile.
Da allora, chiunque abbia avanzato l’idea di “un governo forte,” dal democristiano Alcide De Gasperi, al repubblicano Randolfo Pacciardi, al socialista Bettino Craxi, a Silvio Berlusconi, a Matteo Renzi, a Giorgia Meloni, si è visto accusare di tendenze autoritarie e fasciste. Perciò si è tentato di rafforzare l’esercizio del governo attraverso il cambiamento del sistema elettorale, a partire dal Mattarellum del 1993.
In questo 2026 siamo arrivati al quarto cambio di legge elettorale. Fin che è durata la Prima repubblica, i governi duravano mediamente nove mes, ma dietro stava un solido sistema dei partiti. La DC era perenne e perenne era l’opposizione. Dai primi anni ’90 i partiti della Prima repubblica hanno perso reputazione, sono stati messi a soqquadro da Mani Pulite e, infine, da Berlusconi e da Grillo. Hanno perso iscritti, si sono violentemente leaderizzati, hanno cessato di essere l’antemurale dello Stato e il soggetto di mediazione tra una società civile ribollente di interessi e conflitti e lo Stato. Hanno perso le masse, si sono abbrancati alle istituzioni. Nessuna nuova legge elettorale è in grado di aggiustare questa situazione. E’ necessaria una volontà costituente. La pre-condizione della quale è che destra e sinistra, qualsiasi cosa si nasconda sotto queste parole, si riconoscano legittimate a governare.