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Nembro, ragazzino aggredito e derubato, ma intervengono (tra l’indifferenza generale) sette studenti: “La spinta ad aiutare quel ragazzo in difficoltà era più grande di ogni altra emozione”

È un mercoledì di aprile come tanti. La campanella dell’Istituto alberghiero Alfredo Sonzogni è suonata da poco. Anche questa mattinata di lezioni, laboratori, professori e appunti è finalmente finita. C’è chi va a casa a piedi, chi in moto e chi in macchina con i propri genitori. Ma qualcuno va alla stazione di Nembro Camozzi. A differenza di altri giorni alla fermata non c’è tanta gente. Anzi, è quasi vuota. Il tram che va in direzione Bergamo sta per arrivare. Il tabellone elettronico dice che manca solo un minuto. Dall’altra parte, vicini alla pensilina utilizzata da chi deve andare verso Albino, ci sono due ragazzi, di circa 16 anni. Mentre si inizia a intravedere la locomotiva, questi due adolescenti attraversano i binari. Un’azione veloce e imprevedibile, che ha un obiettivo chiaro: «C’era un ragazzo di prima superiore, che era lì da solo, un poco più avanti di noi». Racconta Aya El Housni: «In un secondo gli sono saltati addosso. All’inizio io pensavo che stessero scherzando, che si conoscessero e che fosse un modo per salutarsi. Tante volte vedo anche dei miei amici maschi che tra di loro lo fanno per giocare. Però poi, quando il tram si è fermato e i due ragazzini si sono spostati, ho visto che il ragazzo di prima si è alzato e aveva l’occhio che gli era diventato subito gonfio. Si vedeva che non stava bene. Allora gli ho chiesto se c’era qualcosa che non andava ed era spaventato, balbettava, ma è riuscito a dirmi che quei due ragazzi gli avevano rubato le cuffiette e avevano provato a rubargli anche i soldi, però non ci sono riusciti perché è arrivato il tram».
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