Gorno, Fabrizio Scolari e le miniere: “Prima gli inglesi, poi i belgi, il villaggio liberty, la dinamite, 100.000 kg di zinco al giorno, la chiusura, gli australiani, il vino prodotto là sotto, 230 km di gallerie…”
Fabrizio Scoalari le miniere le conosce come le sue tasche, la passione per il suo territorio e per quel fazzoletto di terra e di sottosuolo ci mette anima e cuore. Scolari è il coordinatore dell’Ecomuseo delle Miniere di Gorno, quelle miniere che sono qui, a un tiro di schioppo da Clusone, poco più di una decina di chilometri: “Tutto è cominciato nel 1870 – racconta Scolari – con alcuni privati che cominciano a cimentarsi nella ricerca, poi arrivano imprenditori inglesi, Modigliani, papà e zio del famoso pittore, e cominciamo a utilizzare metodi industriali, si va avanti sino all’avvicendamento coi belgi, e loro nel 1900 realizzano il primo villaggio minerario”. Ed è un villaggio minerario davvero particolare per questa zona, case liberty molto diverse dalle nostre, c’è il teleriscaldamento, il telefono e perfino il campo da tennis in un mondo che in quel momento, almeno qui, va a dorso di mulo. “Le miniere davano lavoro a qualcosa come 1600 persone – continua Scolari – comprese donne e bambini, il minatore scava, i bambini portavano fuori il materiale con i gerletti e fuori dalle miniere c’erano le donne, le taissine che separavano il materiale”. Nel 1850 arriva la dinamite: “E con quello cambia molto il lavoro del minatore, gli scavi in roccia accelerano e danno ulteriore impulso alle miniere…
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